I due protagonisti Antimo Casertano e Sergio Del Prete

EVENTI – Nell’affascinante cornice del complesso termale delle Stufe di Nerone a Lucrino va in scena, dal 27 giugno al 18 luglio, la seconda edizione della manifestazione “Teatro alla Deriva”, una rassegna di quattro opere il cui tema è l’impegno civile. Il secondo appuntamento, giovedì 4 luglio, ha portato sullo speciale palco scenico –  una zattera “alla deriva” in un laghetto termale – lo spettacolo della compagnia teatrale “Muricena Teatro”, dal titolo “U.D.I.E.N.Z.A. Un democratico incontro etilico negoziando zotici accordi” con Antimo Casertano, regista e interprete, e  Sergio Del Prete. L’opera è il libero adattamento di un testo teatrale del 1975, di Vàclav Havel, drammaturgo e intellettuale dissidente ceco durante il regime comunista, poi Presidente della Repubblica Ceca dal 1993 fino al 2003.

I PROTAGONISTI – della scena sono un drammaturgo dissidente perseguitato e costretto a lavorare come scaricatore in un birrificio e il suo superiore, un uomo apparentemente gretto, un faccendiere ignorante e cafone, alcolizzato fino al midollo e sempre sopra le righe fino a sfociare nel comico e grottesco, tanto che con la birra ci si lava persino i denti per poi berla. Il primo riceve udienza nell’ufficio del capo dove, tra mille divertenti elucubrazioni, riceverà una proposta che potrebbe cambiare il suo destino. Nella conversazione che ne consegue vengono alla luce non solo le dinamiche dei rapporti di potere tra gli individui e il sistema stesso del potere, ma emergono le istanze di una condizione umana universale, quella dell’eterno conflitto tra idee  e principi etici da un lato e le necessità della vita quotidiana dall’altro,  quella della legge della sopravvivenza in un mondo dove “è tutto una merda”.

MATERIALI E CONCRETI – Se l’argomento sembra banale nel suo essere sempre attuale e spesso abusato, non lo è di certo in quest’opera. Il dialogo tra i due è tutt’altro che scontato e filosofeggiante, è anzi estremamente “materiale” e concreto, ed ha un ritmo avvincente, dettato dai continui sbalzi d’umore del capo (ottima l’interpretazione di Sergio del Prete), dai suoi comportamenti eccessivi, parossistici, che non possono non far sorridere lo spettatore, rispetto alla apparente compostezza e superiorità morale dell’altro che, però, riserba una sorpresa nel finale. Un finale, così come tutto lo spettacolo in sé, capace di animare un lungo e vivace dibattito tra il pubblico e gli autori. Insomma, il bello del teatro.

 

MANUELA L. CUCCURESE