Un momento della presentazione del libro " A testa alta" (foto Paola Visone)

EVENTI –  La sera del 18 febbraio del 2002, Federico Del Prete era, come tutte le sera, nella sede del suo sindacato a Casal Di Principe. L’indomani mattina avrebbe dovuto testimoniare in un importante processo contro il vigile urbano Mattia Sorrentino. Grazie alla collaborazione di Federico con le Forze dell’Ordine, il vigile era stato arrestato con l’accusa di essere l’emissario del clan La Torre di Mondragone, che taglieggiava i commercianti ambulanti, rappresentati e difesi da Federico. Si era da poco fatto buio, quando un killer del clan dei casalesi si presentò nel suo ufficio e gli esplose contro cinque colpi di pistola, uccidendolo. Federico era temuto da uno dei clan mafiosi più sanguinari e pericolosi d’Italia. Doveva essere ucciso, perché aveva convinto tanti suoi colleghi a rompere il silenzio d’omertà e a denunciare gli esponenti del clan. Come accade sempre in questi casi, il clan si sbaglia, perché anche se ha violentemente tolto la vita a Federico, lui continua a vive e, grazie all’impegno di molti, il suo coraggio adesso è conosciuto da tantissime persone e soprattutto dai ragazzi in tutta Italia.

Il libro "A testa alta" (foto Paola Visone)

IL RICORDO –  Per ricordare il suo impegno, in occasione dell’undicesimo anno dal suo assassinio, lunedì 18 febbraio 2013, è stato presentato, presso la Biblioteca civica Raffaele Artiglieri- Palazzo Don Pedro de Toledo di Pozzuoli, il libro “A testa alta. Federico Del Prete: una storia di resistenza alla camorra” (menzione speciale al premio letterario Giancarlo Siani). L’autore Paolo Miggiano, coordinatore della Fondazione Polis, Gennaro, figlio di Federico e Arnaldo Capezzuto, giornalista, hanno raccontato, agli studenti dell’Itis di Pozzuoli e ai numerosi presenti, chi era il sindacalista dei commercianti ambulanti. Inoltre all’evento, moderato dal giornalista Ciro Biondi, hanno lasciato la loro testimonianza anche Bruno Vallefuoco del Coordinamento Campano dei familiari delle vittime innocenti delle mafie, il Maggiore dei Carabinieri Roberto Spinola, noto per le importante operazioni di contrasto ai clan locali, e Carmen Del Core, referente di Libera Campi Flegrei. «Un momento di crescita culturale – è stato definito da un docente presente all’evento – ma anche, e soprattutto, di crescita umana. È importante che i giovani conoscano queste storie, anche se tristi, perché devono avere come esempio dei modelli giusti, e non la spazzatura che li bombarda quotidianamente»

CARMEN DEL CORE