La Cassazione ha annullato la sentenza dei 3

POZZUOLI –  Processo da rifare per tre uomini  del clan di Pozzuoli. Lo ha deciso la Cassazione per Antonio Luongo, 33 anni, alias “‘o pazzo”, Giovanni Marfella, 24 anni, Pasquale Fabio Lucci, 31 anni, difesi dagli avvocati  Antonio Abet (per Luongo e Marfella) e Paola Cianci (per Lucci) che hanno smontato l’intero impianto accusatorio. I tre erano stati condannati rispettivamente a 24 anni, 18 anni e 11 anni. Pena confermata in Appello. Ma adesso la Suprema Corte ha annullato la sentenza. Quindi processo da rifare e nell’attesa del nuovo giudizio in appello i tre imputati restano in carcere. In pratica la tesi difensiva dell’avvocato Abet ha dimostrato che non sussisteva un sottogruppo del clan facente capo a Luongo e che Marfella e Lucci non facevano da promotori a Luongo. Elementi mutuati dal processo per associazione. Da qui la decisione della Cassazione.

GLI ARRESTI –  I tre erano finiti in manette per i reati di “associazione per delinquere finalizzata all’acquisto e alla vendita di stupefacente” il 15 luglio 2008 su disposizione del Gip presso il Tribunale di Napoli e su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia. L’operazione scaturì a seguito dei controlli delle attività illecite condotte dal clan Beneduce che ha nel Rione Toiano, a via Napoli e a Monterusciello le piazze di spaccio della droga. Indagini partite dal maggio del 2003, quando fu emessa una ordinanza di custodia cautelare nei confronti di esponenti della fazione che fa capo a Gennaro Longobardi. Nel corso delle indagini, condotte attraverso le intercettazioni telefoniche ed ambientali ed a quanto si è ricostruito con i collaboratori di giustizia, le forze di polizia hanno avviato serrate attività investigative in merito alla vendita di sostanze stupefacenti al Rione Toiano.

LE INDAGINI –  In quest’ultimo periodo si assiste all’ascesa di Antonio Luongo, quale braccio destro di Beneduce ed uomo di riferimento del clan con collegamenti con il clan Mazzarella di San Giovanni a Teduccio e a Pianura con Palese, presso cui si riforniva della droga. Dalla Procura, sottolinearono che «il provvedimento degli arresti, che segue anche il recente arresto di Alberto Cammino, accusato di associazione a delinquere di stampo camorristico, si inserisce nell’ambito delle attività volte a verificare i recenti assetti della criminalità organizzata a Quarto e Pozzuoli, anche alla luce dei gravi fatti di sangue degli ultimi anni, fra cui l’omicidio di Gennaro Perillo (già capozona di Toiano per conto dei Longobardi)» ed il duplice omicidio di Iacuaniello e Di Bonito, avvenuto a Monterusciello. Secondo le ipotesi accusatorie formulate dalla Procura di Napoli, Antonio Luongo, malgrado la sua giovane età, sarebbe un personaggio in forte ascesa criminale.