Un momento della manifestazione contro la violenza sulle donne andata in scena a Bacoli

BACOLI – Un semplice filo di lana rosso srotolato nella sala convegni di “Villa Cerillo”, a Bacoli, guidava e legava tutte le persone che, ieri, hanno partecipato allo speciale incontro “Sul Filo Rosso del Racconto” per celebrare la “Giornata mondiale contro la violenza sulle donne”. L’iniziativa, fortemente voluta dall’assessore ai Beni Culturali, Flavia Guardascione, da associazioni locali e dagli insegnati e studenti del Liceo “E. Majorana” e il Liceo “Seneca” di Bacoli, ha dato vita ad una sorta di “convegno teatralizzato” in cui musica, danza e letteratura hanno scelto di rappresentare e “parlare” del tema nella forma semplice e potente del racconto, o meglio dei racconti, delle storie di ragazzine come Fabiana Luzzi di Corigliano Calabro, quindici anni, accoltellata e incendiata viva dall’ex fidanzatino.

 

IL RACCONTO SU UN TEMA FORTE – Nella lettura “Se questo è amore” di Matilde Iaccarino, Fabiana racconta i suoi quindici anni, il sogno di viaggiare e di conoscere il mondo, e parla del suo amore da adolescente per un coetaneo, chiedendosi se i comportamenti del suo fidanzatino siano davvero segni d’amore. E mentre lui la pugnala e le dà fuoco ancora viva, Fabiana continua a raccontare i pensieri dei suoi quindici anni che stanno per spegnersi.

 

MUSICA E TEATRO – Le storie raccontate ieri dalle studentesse e le insegnanti del Liceo “Seneca”, con gli intervalli della musica tradizionale e popolare del maestro Bonè e Patrizia Spinosi, ricca di testi e canti anche divertenti, ben rappresentativi del maschilismo in cui affondano le nostre radici culturali, sono state un modo di celebrare e raccontare quelle donne, ma anche un’occasione per andare oltre una semplice giornata della memoria. L’assessore Guardascione ha ricordato che c’è una violenza “lontana” da noi, quella di Paesi in cui, non essendo stata accolta la Carta dei Diritti, la violenza sulle donne è, in pratica, istituzionalizzata, e quella molto più vicina ed altrettanto subdola che si consuma tra le pareti domestiche, e fuori, dove la donna è sempre soggetta al giudizio della gente; ma che entrambe sono accomunate da un sottile filo rosso, rappresentato da un profonda concezione culturale che pone la donna sempre come oggetto, passività e quindi subalternità.

 

NECESSARIA L’EDUCAZIONE AL RISPETTO – «Il nostro impegno è istituzionale, ma innanzitutto culturale e umano. Non basta ricordare le vittime o sensibilizzare l’opinione pubblica. Dobbiamo dare una educazione sentimentale e relazionale diversa ai nostri figli, ai nostri alunni e studenti. Dobbiamo spingere ognuno di noi a non sminuire il problema se vediamo una donna in difficoltà accanto a noi, a non colpevolizzarla, come invece succede spesso, soprattutto nella nostre realtà. E’ questo che bisogna fare, impegnarsi per il diritto di autodeterminazione di ciascuno» ha concluso l’Assessore Guardascione.

 

MANUELA L. CUCCURESE