"Borgo in festa" a Bacoli per ricordare Michele Sovente

BACOLI – L’Associazione socio-culturale “Cappella Futura”, nell’ambito della manifestazione “Il Borgo in Festa”, ha organizzato una serata di musica e poesia dedicata a Michele Sovente uno dei più grandi poeti italiani di quest’ultimo scorcio di tempo, scomparso il 25 Marzo del 2011. Il suo stile era unico ed estremamente originale e non ha riscontri nella poesia contemporanea. Sulla sua modesta scrivania, nell’abitazione dove viveva a Cappella, in Via Petrara, egli scriveva i versi dedicati alla sua terra natia in tre lingue: il dialetto materno, il latino dei suoi avi e l’italiano di oggi. I Sud Folk Song, con la voce sublime di Patrizia Spinosi ,la chitarra di Michele Bonè e la voce e le percussioni di V. Brancaccio, hanno omaggiato il “Dylan Thomas” dei Campi Flegrei con un percorso musicale intenso e contaminato che partendo dai ritmati “canti sul tamburo” e le delicate “villanelle”, hanno proseguito il viaggio con brani di successo di Roberto De Simone, Pino Daniele, Eugenio Bennato, Carlo Faiello, Antonio Di Francia, Peppe Lanzetta.

LE MUSICHE – La Spinosi ha eseguito, con maestria, canzoni notissime, come “Quanno ‘o sole è ddoce” e “Canzone pe’ Iuzzella” di Eugenio Bennato, la “Moresca del gatto” della NCCP, “Nascette ‘mmiez’ ‘o mare” di Roberto De Simone, ma anche “Donna Cuncetta” e “Lazzari Felici” di Pino Daniele, in una sequenza che i presenti hanno apprezzato con calorosi applausi. Gaetano Basile, tra una canzone e l’altra, ha letto, con voce emozionata, alcune poesie tratte dal libro “Cumae”, con il quale il poeta vinse il premio Viareggio nel 1998.

FESTA E TRADIZIONE – L’Associazione ha creato per le strade di Cappella “vecchia” un percorso di gastronomia, artigianato e fotografia ed il pubblico, passeggiando sotto i “riflettori” di una stupenda luna piena, ha potuto ammirare i lavori artigianali, le fotografie d’epoca del posto e deliziare il palato gustando con pochi euro prelibatezze dolci e salate. La serata si è conclusa con l’esibizione di cantica popolare con i “Bottari” di Macerata Campania. Il modo di fare musica dei “Bottari” nasce da un’antica tradizione che narra che i contadini, nel tentativo di scacciare gli spiriti maligni dagli angoli bui delle loro cantine, percuotevano freneticamente botti, tini e falci, attrezzi impiegati nel quotidiano lavoro nei campi. Questo rituale si ripeteva anche all’aperto per propiziare un buon raccolto e durante le tradizionali fiere agricole per evidenziare la robustezza degli attrezzi da un lato e dall’altro per attirare l’attenzione dei passanti.

 

ANTONIO IMPARATO

LE FOTO

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