Close
Curiosità

Quanto possiamo vivere? Alla ricerca del segreto della longevità

Quanto possiamo vivere? Alla ricerca del segreto della longevità
  • Pubblicato14 Settembre 2026

a cura del dottor Gerolamo Sibilio

Il sogno di fermare il tempo. Una mia storica paziente, Adelina, molto attenta allo stile di vita e all’alimentazione, durante l’ultimo controllo nel mio studio, mi ha fatto una domanda sulla longevità: «Prof., ho letto che in Cina ci sono state persone che avrebbero vissuto per centinaia di anni, quasi sconfiggendo l’invecchiamento. Qual è la ricetta per una sopravvivenza così eccezionale? O è soltanto una fake news?». Vivere più a lungo, possibilmente senza invecchiare, è uno dei sogni più antichi dell’uomo. Per secoli gli alchimisti del Medioevo hanno cercato la pietra filosofale, una sostanza leggendaria capace di trasformare i metalli in oro ma anche, secondo la tradizione, di fornire un elisir di lunga vita. Oggi nessuno la cerca più negli antichi laboratori, ma la domanda è rimasta sorprendentemente simile: possiamo davvero rallentare l’invecchiamento e prolungare la vita umana?

Gli uomini che avrebbero vissuto per secoli. Già nell’antica tradizione cinese, molti secoli prima della nostra era, compaiono racconti di longevità straordinaria. Rimangono tuttavia ciò che sono: affascinanti leggende, non casi documentati. Più recente e altrettanto sbalorditiva è la storia del cinese Li Ching-Yuen, erborista morto nel 1933, al quale alcune fonti attribuirono addirittura 256 anni di vita. Anche in questo caso, però, manca una documentazione anagrafica sufficientemente solida. Quando dalla leggenda passiamo ai documenti, i numeri cambiano. Il record verificato appartiene alla francese Jeanne Calment, morta nel 1997 a 122 anni e 164 giorni. Condusse una vita molto attiva: iniziò a praticare scherma a 85 anni e a 100 anni andava ancora in bicicletta. Nessun essere umano ha finora superato con una documentazione certa quella soglia.

Quanto possiamo vivere? Non sappiamo se 122 anni rappresentino un limite biologico invalicabile. Sappiamo però che la medicina ha già ottenuto un risultato eccezionale: ha aumentato enormemente la vita media, grazie alle migliori condizioni igieniche e alimentari, alle vaccinazioni, agli antibiotici e, più recentemente, alla prevenzione e alla cura delle malattie cardiovascolari e dei tumori. Ma aumentare la vita media non significa necessariamente aumentare la durata massima della vita. Portare sempre più persone a 90 o 100 anni è una cosa; riuscire a vivere 150 anni è tutt’altra.

I luoghi della longevità. Esistono popolazioni nelle quali si osserva una particolare concentrazione di persone molto longeve. Sono diventate famose come Blue Zones, le “zone blu” della longevità. Tra le più studiate troviamo l’Ogliastra in Sardegna, Okinawa in Giappone, la penisola di Nicoya in Costa Rica e Ikaria in Grecia. Anche il Cilento e, in particolare, l’area di Acciaroli e Pollica sono stati oggetto di studi per l’elevata presenza di persone molto longeve e centenarie. Non sembra esistere un unico segreto. Ricorrono piuttosto alcuni elementi: alimentazione prevalentemente vegetale e poco elaborata, movimento quotidiano, niente fumo, forti legami familiari e sociali. Tra i Paesi e i territori con la maggiore speranza di vita troviamo Monaco, San Marino, Hong Kong e Giappone. Anche l’Italia rimane nel gruppo di testa, con una speranza di vita intorno agli 84 anni (85,9 nelle donne e 81,8 negli uomini). Mi piace ricordare che nel 1872 la speranza di vita in Italia era di appena 30 anni.

La nuova pietra filosofale. Oggi la ricerca cerca di intervenire direttamente sui meccanismi biologici dell’invecchiamento: senescenza cellulare, cambiamenti nel modo in cui i nostri geni vengono attivati o disattivati, infiammazione cronica e alterazioni del metabolismo. Sono allo studio anche nuovi farmaci che funzionano come una sorta di “spazzini cellulari”, con l’obiettivo di eliminare selettivamente le cellule senescenti che si accumulano nei tessuti e possono favorire infiammazione e deterioramento dell’organismo. Alcuni risultati ottenuti negli animali sono promettenti, ma nell’uomo siamo ancora lontani dall’avere una pillola capace di rallentare con certezza l’invecchiamento e prolungare significativamente la vita delle persone sane. La moderna pietra filosofale, almeno per ora, non esiste.

Non soltanto quanti anni, ma quali anni. Ed è qui che cambia il concetto stesso di longevità. Non conta soltanto quanti anni viviamo (lifespan), ma soprattutto quanti di quegli anni trascorriamo in buona salute (healthspan). Emerge uno dei paradossi della longevità moderna: viviamo sempre più a lungo, ma non tutti gli anni guadagnati sono anni vissuti in piena salute. A livello mondiale, l’aspettativa di vita in buona salute si colloca mediamente intorno ai 60–65 anni, nettamente al di sotto dell’aspettativa di vita complessiva. La vera sfida è proprio ridurre questa distanza. Resta quindi un divario considerevole tra gli anni vissuti e quelli trascorsi in piena salute. Arrivare a 100 anni dopo aver perso autonomia fisica e cognitiva è molto diverso dall’arrivarci continuando a camminare, ragionare, coltivare interessi e mantenere relazioni con gli altri.

La lezione dei “super agers”. È uno dei messaggi centrali di Eric Topol e Ciro Indolfi, noti cardiologi e ricercatori, che hanno dedicato il loro recente lavoro al tema della longevità e ai “super agers”, le persone che raggiungono età molto avanzate conservando buone condizioni di salute. L’obiettivo realistico non è inseguire l’immortalità, ma prolungare gli anni vissuti bene. Un ruolo importante sembra averlo proprio il sistema immunitario. Possiamo immaginarlo come un servizio di sorveglianza e pulizia dell’organismo: contribuisce a riconoscere ed eliminare cellule danneggiate o senescenti. Con l’età, però, questa capacità diventa meno efficiente e aumenta quella condizione di infiammazione cronica di basso grado che accompagna l’invecchiamento. E almeno oggi la strategia più convincente per invecchiare bene non viene da un farmaco miracoloso. Topol e Indolfi richiamano l’attenzione su alcuni grandi alleati della longevità: attività fisica, che considerano prioritaria, alimentazione sana, sonno di buona qualità, peso adeguato, relazioni sociali positive, controllo dello stress, contatto con la natura e altri comportamenti favorevoli alla salute. Niente di particolarmente esotico, dunque. E forse è proprio questa la notizia. Il futuro probabilmente aggiungerà nuovi strumenti: biomarcatori dell’invecchiamento, diagnosi sempre più precoci, intelligenza artificiale e forse farmaci capaci di modificare alcuni processi biologici.

Conclusioni. Per secoli abbiamo cercato una sostanza capace di regalarci l’immortalità. Oggi genetica e biologia molecolare hanno preso il posto degli antichi laboratori degli alchimisti. Forse, però, la vera sfida non è vivere 150 o 200 anni. È arrivare agli anni in più conservando salute, autonomia e voglia di vivere pienamente. In attesa della pillola della longevità, la ricetta più efficace resta molto meno spettacolare: prevenire le malattie, continuare a muoversi e proteggere cuore, cervello e muscoli, senza trascurare le relazioni sociali. Forse la moderna pietra filosofale non consiste semplicemente nell’aggiungere anni alla vita, ma nell’aggiungere vita agli anni.