Nel bar di Anna mentre la Tv divulga la notizia della sciagura avellinese

POZZUOLI – Anche il Rione Toiano piange le sue vittime. Per l’intera giornata di ieri si cercava di capire chi fosse su quel maledetto bus. In ogni negozio del quartiere, nato nel post bradisismo del ’70, non si fa altro che parlare dell’immane tragedia caduta sul quartiere e su tutta la città di Pozzuoli. Uno dei punti di ritrovo per la partenza del bus era l”edicola dei “carri armati” «Venerdì mattina sono partiti da qua, come si faceva sempre per i viaggi organizzati da Luciano, li conoscevo un pò tutti, il dolore è forte» racconta il gestore dell’esercizio commerciale Salvatore RomanoProprio fuori l’edicola ci sono seduti due pensionati del quartiere. Si chiamano Carlo e Gaetano, discutono tra loro. Nomi, cognomi, soprannomi e descrizioni fisiche si susseguono per spiegarsi a vicenda chi ha perso la vita sul bus: «Ci conosciamo tutti nel quartiere, ogni persona scomparsa per noi è come se fosse un nostro familiare» dicono di due pensionati.

 

SALVA PER MIRACOLO – Dolore che per qualcuno è misto ad un senso di “sollievo” per il pericolo scampato, come nel caso della signora Anna, che gestisce un bar di fronte la Chiesa di San Michele. La donna parla mentre tutti sono attaccati ai notiziari per saperne di più sulla tragedia e confessa «Io ed alcune mie amiche dovevamo partecipare a questa gita, non ci siamo più andate solo per una mera casualità, dovrei ritenermi miracolata, ma il dolore per le perdite è troppo forte per pensare al mio sollievo». Una tragedia “incrociata” due volte come ci spiega il marito Salvatore «Mia moglie Anna ci teneva tanto ad andare a quella gita che io ho deciso comunque domenica di accompagnarla a Pietralcina, abbiamo percorso la stessa strada maledetta del pullman solo una mezz’ora prima». Quella di Anna e suo marito è solo una delle tante storie che si intrecciano in questa immensa tragedia.

 

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