Il punto dove si è schiantato il bus di puteolani

MONTEFORTE IRPINO – Omicidio colposo plurimo e disastro colposo. Sono questi i due filoni d’inchiesta sui quali indaga la Procura di Avellino diretta dal procuratore capo Rosario Cantelmo, a seguito dell’incidente avvenuto nella serata di domenica nei pressi di Monteforte Irpino e che ha visto ben 39 vittime, di cui 28 puteolane. A ciò si aggiungono anche i primi iscritti nel registro degli indagati. Un atto questo, che date le tragiche circostanze, ritenuto quanto mai opportuno dal procuratore capo Cantelmo, soprattutto al fine di predisporre una tutela nei confronti di tutte quelle persone che potrebbero essere interessate dalle attività di indagine della Procura.

 

GUASTO MECCANICO? – Secondo le prime ricostruzioni effettuate  dalla polizia stradale, non vi sarebbero segni di frenata sul luogo dello schianto. Il che farebbe appunto pensare ad un guasto meccanico del mezzo. A supporto di tale tesi, vi è anche il rinvenimento nei metri precedenti l’impatto con la barriera di protezione, di alcuni parti meccaniche dell’autobus. Nel contempo però chi indaga cerca anche di capire quale fosse l’affidabilità del “new jersey” distaccatosi dalla sede autostradale. Barriera quest’ultima che essendo di cemento armato avrebbe dovuto di fatto evitare che l’autobus fosse finito giù dal viadotto.

 

IL NEW JERSEY – Proprio sull’aspetto della tenuta del “new jersey” gira tutta la faccenda: erano questi idonei a sopportare un urto del genere? A quanto pare no: il tipo di barriera in quel punto dell’A16 (e su quasi tutti i tratti autostradali italiani) non sarebbero in grado di resistere ad un impatto del genere. La scelta di quel tipo di “guardrail”, infatti, sarebbe di mera valutazione tecnica: quel tipo di “new jersey” è ottimizzato per gli impatti delle automobili e dei mezzi più leggeri, che rappresentano la stragrande maggioranza dei sinistri contro le barriere, e non a quelli di mezzi pesanti come bus turistici. Inoltre, il tipo di barriera utilizzata garantisce una resa ottimale per le auto ma non per i mezzi pesanti: infatti, se si utilizzasse una barriere più rigida (buona per i mezzi pesanti) si andrebbe a discapito dell’impatto più “comune”, ovvero quello delle auto. Dunque, non esisterebbe una soluzione tale da garantire sia la sicurezza per le auto sia quella per i mezzi pesanti. Una barriera differente paradossalmente potrebbe “assorbire” urti forti ma non deboli: in pratica, se un’ auto si schiantasse contro un “new jersey” più rigido rischierebbe o di distruggersi o di avere una spinta che la porterebbe a volare oltre la recinzione. Domande alle quali la Procura di Avellino sta lavorando alacremente per dare una risposta.

 

GENNARO VOLPE

 

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