pestaggioQUARTO – Bloccati, rapiti e portati lontano da occhi indiscreti prima di essere selvaggiamente picchiati. Il tutto perché accusati di aver rubato nella “casa sbagliata”, quella di un affiliato al clan Polverino. Una storia che meglio di tante altre descrive le modalità con cui vengono “regolati” gli sgarri all’interno dell’organizzazione e l’estrema violenza del clan.

FURTO NELLA CASA “SBAGLIATA” – La storia risale al Capodanno del 2009 ed emerge dagli atti dell’inchiesta “Polvere” della Dda di Napoli. Due presunti ladri, nel pomeriggio del primo gennaio, stavano percorrendo una delle stradine che da Licola giungono a Quarto. Improvvisamente i due vengono bloccati da due auto che si messe di traverso. Scendono ben sette persone e per i due che stavano dirigendosi a Quarto inizia l’inferno. Secondo chi li ha fermati, questi avrebbero rubato la notte precedente nell’abitazione di un affiliato, proprio durante i festeggiamenti per l’arrivo dell’anno nuovo. Inizia un primo pestaggio. I due presunti ladri ricevono pugni e calci, ma è solo l’inizio.

RAPIMENTO DI PERSONA – I “sospettati” vengono obbligati a salire sulle vetture di chi poco prima li aveva bloccati: un vero e proprio rapimento di persona. Dopo poche centinaia di metri le due auto entrano in un cortile dove ad attenderle ci sono almeno una ventina di persone, tra cui numerose donne, bambini ed anziani. I due sospettati vengono nuovamente picchiati, ma davanti ad un nuovo “pubblico”. Lo spettacolo durerà poco. I presunti ladri vengono nuovamente fatti salire in auto e portati in aperta campagna. Uno dei due continua ad essere picchiato all’interno dell’auto, mentre il suo complice viene costretto a guardare l’intera scena, in una sorta di ammonimento.

LA FUGA DAI CARABINIERI – A questo punto, però, il colpo di scena. Come in un film d’azione, una delle vittime riesce a salire su una delle auto dei “picchiatori” e a darsi alla fuga. Il suo obiettivo è raggiungere la più vicina caserma dei carabinieri. Riuscirà ad entrare in quella di Giugliano. Poco prima della fuga, viene anche esploso un proiettile che infrangerà il lunotto dell’auto, andandosi a conficcare a pochi centimetri dal “fuggiasco”. Chi era riuscito a darsi alla fuga, inizierà a ricevere numerosissime telefonate. A chiamare è un uomo che cerca di convincerlo a tornare indietro, prima con le “buone” – assicurandogli che non gli verrà torto un capello – ma poi con le “cattive”: «Se non torni il tuo amico fa una brutta fine». Questo, in sintesi, il messaggio recapitato al telefono. L’appuntamento era alla Rotonda Maradona.

SCAMBIO DI PERSONA – Iniziano le indagini dei carabinieri che porteranno a perquisizioni ed identificazioni di numerose persone, tutte ritenute vicine ai Polverino. I due malmenati, si appurerà, erano stati addirittura incolpati senza avere alcuna responsabilità nel furto a casa di uno degli affiliati.