POZZUOLI – Turbativa d’asta e falso ideologico nell’ambito dell’indagine che riguarda il mercato ittico e ortofrutticolo di Pozzuoli sequestrato a giugno dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli. Nel registro degli indagati è finito anche il sindaco di Pozzuoli, Vincenzo Figliolia. Insieme a lui è indagato anche il dirigente comunale Mino Cossiga. Nella tarda mattinata di oggi gli agenti del Commissariato di Polizia di Pozzuoli hanno notificato al primo cittadino un avviso di proroga delle indagini. Figliolia è accusato di turbativa d’asta e falso ideologico.

Il sindaco Figliolia

LE INDAGINI – L’inchiesta, affidata ai carabinieri della Compagnia di Pozzuoli e coordinata dai Pm Antimafia Gloria Sanseverino, Giuseppina Loreto e dal Procuratore aggiunto Filippo Beatrice l’indagine, era stata avviata nel gennaio del 2016 con l’iscrizione nel registro degli indagati del dirigente comunale Luigi Salzano e del funzionario Giuseppe Gaudino. Poi il 30 giugno scorso è arrivata alla “fase 2” con il sequestro della struttura che ospita il mercato ittico e ortofrutticolo. Il nome di Figliolia va ad aggiungersi ad altri nomi iscritti nel registro degli indagati sei mesi. Nel mirino dell’Antimafia sono finiti i lavori di adeguamento del mercato di via Fasano. In particolare la consistenza della struttura, la pavimentazione, la qualità dei materiali utilizzati, le variazioni ai lavori in corso d’opera che hanno portato a un enorme aumento della spesa da parte del comune di Pozzuoli per un’opera di ristrutturazione avviata 4 anni fa.

LA CONFERMA DEL SINDACO – La conferma è arrivata direttamente dal sindaco attraverso un comunicato stampa: «Ho appena ricevuto un avviso di proroga delle indagini dal quale risulta che sarei anch’io coinvolto, devo ritenere nella mia qualità di capo dell’amministrazione comunale. Già da tempo ho manifestato la più ampia collaborazione con l’autorità giudiziaria e disponibilità per la più veloce definizione dell’indagine che, sono certo, contribuirà a chiarire le reali responsabilità di tutti coloro che hanno operato illecitamente in danno dell’amministrazione che mi onoro di rappresentare».