QUARTO – Niente da fare, il consiglio comunale resta sciolto così come decretato lo scorso 21 febbraio dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Il Tar ha infatti respinto il ricorso presentato contro Prefettura e Ministero dell’Interno che mirava a ribaltare la decisione di porre fine anticipatamente alla consiliatura nata nel 2015.

LA TESI DEI RICORRENTI – A rivolgersi alla Prima sezione del Tribunale amministrativo regionale della Campania sono stati tre ex candidati consiglieri, piazzatisi tra i primi dei non eletti in diverse civiche. Secondo i ricorrenti – ai quali si è aggiunto in un secondo momento l’ex sindaco Rosa Capuozzo – non si era verificata una delle condizioni di scioglimento automatico dell’assise previste dal Tuel e cioè le dimissioni contestuali della metà più uno degli eletti nell’emiciclo. Lo scorso 29 gennaio, infatti, a dire addio alla carica di consigliere furono soltanto in sei. Al già ridotto numero di eletti in consiglio – passati dagli iniziali 24 a 17 – si unirono i “nuovi” sei oltre ad un settimo dimessosi pochi giorni prima. Con soli dieci consiglieri disponibili, non si sarebbe potuto procede alla convocazione dell’assise, nemmeno in “seconda”, quando occorre la presenza di un terzo degli eletti, e dunque non si sarebbe potuto procedere nemmeno alle surroghe dei dimissionari.

LA SENTENZA – I giudici che hanno respinto il ricorso hanno basato la loro decisione su un precedente caso analogo sul quale intervennero i colleghi del Tar di Lecce: «deve ritenersi insita nel sistema la necessità che, affinché il consiglio possa continuare ad operare senza essere sciolto, esso debba garantire quantomeno in astratto (con la presenza del relativo numero minimo legale) la valida costituzione dell’assemblea in prima convocazione». Dunque, a meno di un clamoroso ricorso in Consiglio di Stato, la città tornerà al voto il prossimo 10 giugno assieme ad altri 93 Comuni della regione.