QUARTO – C’è anche un quartese tra le 18 persone finite in un’ampia inchiesta della Guardia di Finanza riguardante la produzione d commercializzazione di prodotti contraffatti. Si tratta di Antonio Pepe, ora ai domiciliari, considerato dalle fiamme gialle un esperto nella manutenzione di macchinari per la punzonatura, nonché «affermato fornitore di accessori per la finitura della falsificazione».

PROCURA ANTIMAFIA – L’indagine, durata circa un anno, è stata coordinata dalla Procura antimafia di Napoli. Diverse le organizzazioni scoperte dal Nucleo di polizia economica finanziaria dei finanzieri di Napoli, con ramificazioni nelle province di Napoli, Livorno, Torino, Milano, Genova, Massa Carrara nonché in Bulgaria, Malta e Turchia, e nelle quali ognuno aveva diversi compiti. Coinvolti anche cittadini magrebini.

I NUMERI DELL’INCHIESTA – A far scattare le indagini i numerosi sequestri “singoli” effettuati dai militari nel corso del tempo, e che hanno permesso di mettere sotto chiave ben 820mila capi di abbigliamento, profumi e calzature contraffatte (soprattutto con i marchi Prada, Hogan, Chanel, Dior) dieci opifici abusivi e sei depositi. Oltre alle 18 misure cautelari, sono state indagate altre 57 persone tra «favoreggiatori e referenti del “falso” compiacenti che, con il loro apporto funzionale, organizzativo e logistico, hanno giocato ruoli consistenti nella ramificazione delle strutture criminali investigate».