QUARTO«Noi fino a poco tempo fa guardavamo da vicino alla porta, mo stiamo vicino al tavolo». Così Raffaele Carputo si rivolgeva a Gennaro Sarappo, entrambi destinatari della misura cautelare eseguita martedì all’alba dai carabinieri di Castello di Cisterna. I due, secondo la Direzione distrettuale antimafia di Napoli, avrebbero avuto un ruolo di primissimo piano nella gestione delle estorsioni a favore del clan Orlando, quest’ultimo beneficiato dal progressivo sfaldamento dei Polverino e dei Nuvoletta. Le estorsioni ad imprenditori e commercianti non si sarebbero mai fermate nonostante il tramonto dei gruppi storici.

PEDINATI E INTERCETTATI H24 – I due – tra l’altro arrestati assieme nel febbraio del 2016 per una tentata estorsione ad un bar di via Campana – hanno girato Quarto in lungo e in largo, sempre all’interno della stessa Fiat Punto. Un’auto non solo imbottita di microspie, ma costantemente monitorata via satellite. Ogni spostamento non sarebbe mai sfuggito ai carabinieri, così come le loro conversazioni. «Gli devi mantenere la pressione addosso alla gente hai capito?». Questo il vademecum per far sì che “per strada” si venga rispettati. Tra le vittime predilette i gestori di punti scommessa e di slot machines.

I “TOUR” ALLA RICERCA DELLE VITTIME – «Allora le macchinette non sono di questo qua?» chiede Sarappo a Carputo. Al centro la richiesta estorsiva da 1500 euro. Carputo è ben informato sul giro d’affari di ogni vittima, tanto che riferendosi ad una di questa sottolinea come le cose non vadano più bene come prima: «Questo qua, quando aprirono una vita fa, lavorava di più ..hai visto com’è, lavorava,…quello tiene il carrello, qua ci volevano le carriole […] ci volevano le carriole per pigliare i soldi». Durante i continui “tour” in giro per Quarto, i due continuano ad informarsi circa gli imprenditori da contattare per taglieggiarli: «A quello l’hai acchiappato per l’appuntamento di mezzogiorno?» oppure «pure,….a quello con la Punto nero e a quello del Bar?».

“ORA FACCIAMO VERAMENTE” – In un’altra conversazione spunta una delle “istruzioni” utili a sottolineare che ora le cose sono cambiate e che il potere è esclusivamente nelle loro mani per ciò che riguarda il racket a Quarto: «Gli devi dire che adesso devono capire che stiamo facendo veramente». E se qualcuna delle vittime non dovesse ottemperare ai pagamenti con puntualità, magari non presentandosi ad un appuntamento? «Come non porta i risultati andiamo noi e ce li andiamo a prendere!» è la risposta di Gennaro Sarappo che non ha bisogno di interpretazione da parte. Le cose erano cambiate, dunque. A comandare c’era un nuovo gruppo. «Proprio a picchiarlo, per farglielo passare lo sfizio […] Devono capire che la cosa è cambiata» veniva detto nell’auto di Sarappo, in merito ad uno scippatore evidentemente non gradito.

“LO PICCHIAMO, GLI PASSA LO SFIZIO” . «Proprio a picchiarlo, per farglielo passare lo sfizio […] Devono capire che la cosa è cambiata» veniva detto nell’auto di Sarappo in merito ad uno scippatore evidentemente non gradito. «Quando fanno gli scostumati. Devono capire che la cosa è cambiata […] noi li picchiamo a tutti quanti, non ti preoccupare, tu se li metti in fila, noi li picchiamo a tutti quanti». Avveniva nell’ottobre del 2015, pochi mesi dopo Sarappo e Carputo sarebbero finiti in manette e poi in carcere. Il provvedimento cautelare eseguito all’alba di martedì, infatti, lo hanno ricevuto direttamente in cella.