Carabinieri all'interno del comune di Quarto durante il blitz di luglio 2012

QUARTO – Era nell’aria, come una “spada di Damocle” sulle sorti della città, che per la seconda volta negli ultimi 20 anni assiste allo scioglimento di un consiglio comunale per “infiltrazioni camorristiche”. “Intrecci tra politica locale e camorra”, è quanto emerso dalla relazione della commissione d’accesso che ha dato il via alla decisione del Consiglio dei Ministri. Giunta oggi, mercoledì 27 marzo 2013 esattamente a 2 mesi di distanza dalla data fissata per le prossime elezioni comunali. Tornata per la quale i partiti già stavano stringendo le prime alleanze inserendo i primi nomi nelle liste da presentare nelle prossime settimane.

LA NOTA – Il Consiglio dei ministri, su proposta del ministro dell’Interno Annamaria Cancellieri, ha deliberato oggi lo scioglimento, in applicazione della normativa antimafia, di 6 Consigli comunali: Polizzi Generosa (Palermo), Mascali (Catania), Quarto (Napoli), Melito Porto Salvo (Reggio Calabria), Siderno (Reggio Calabria), San Calogero (Vibo Valentia), e la proroga per 6 mesi dello scioglimento del Consiglio comunale di Nardodipace (Vibo Valentia).

il sindaco di Quarto Massimo Carandente Giarrusso

AL VOTO NEL 2015 – Pertanto, in seguito alla decisione presa oggi dal Consiglio dei Ministri, a Quarto, nei prossimi giorni si dovrà insediare un nuovo commissario del Prefetto, nomina specifica prevista nei casi di scioglimento della civica assise per infiltrazioni camorristiche A Quarto dunque non si potrà andare al voto prima dei prossimi 18 mesi, facendo così slittare la scadenza elettorale al 2015.

IL BLITZ  DI LUGLIO –  Lo scioglimento del consiglio comunale di Quarto arriva dopo circa 8 mesi dal blitz del 9 luglio scorso quando  uffici comunali, 20 abitazioni e 2 aziende venivano messe a soqquadro dagli uomini della Direzione Distrettuale Antimafia. Quella mattina gli inquirenti perquisirono anche l’abitazione del sindaco Massimo Carandente Giarrusso, che però non risultava iscritto nel registro degli indagati. “Concorso in associazione camorristica” con il clan Polverino, era l’accusa che faceva scattare  4 avvisi di garanzia per Giovanni Amirante, consigliere comunale eletto nei Verdi; Giulio Cecere, Capo del settore Tecnico (Ufficio Tecnico) del Comune di Quarto; Roberto Guariglia e Salvatore Mallardo, tecnico esterno del Comune di Quarto. I 4 sono indagati per concorso esterno nel favorire il clan. A condurre le perquisizioni gli uomini della Seconda Sezione del Nucleo Investigativo di Napoli diretti dal Capitano Giampaolo Brasili. A firmare gli avvisi di garanzia i Pubblici Ministeri della DDA di Napoli , Antonello Ardituro, Marco del Gaudio e Cristina Ribera. Il filone d’inchiesta si basava su sospette infiltrazioni del clan dei “maranesi”: appalti, false documentazioni, pressioni su scelte urbanistiche come emerso anche dalle dichiarazioni del collaboratore di giustizia  Roberto Perrone. Lo stesso filone dell’inchiesta sul Clan Polverino, decapitato il 3 maggio dell’anno scorso con una maxi retata che portò in manette 40 persone. Tra questi anche Armando Chiaro, ex capogruppo del PDL di Quarto  candidato del PDL ex capogruppo poi eletto consigliere comunale con 385 voti qualche giorno dopo.  Le accuse, a vario titolo, per associazione a delinquere di tipo mafioso, tentato omicidio, estorsioni, usura, detenzione illecita di armi, traffico e spaccio di stupefacenti, trasferimento fraudolento e possesso ingiustificato di valori nonché di reinvestimento di capitali di provenienza illecita in attività imprenditoriali, immobiliari, finanziarie e commerciali.

LE DIMISSIONI DI GIARRUSSO – Ventiquattro ore dopo il blitz della DDA lo scorso luglio, arrivarono le dimissioni del Sindaco Massimo Carandente Giarrusso, che pur non essendo iscritto nel registro degli indagati, decise lasciare azzerando la Giunta e aprendo le porte (dopo i 20 giorni previsti) all’arrivo del Commissario Straordinario Vincenzo Greco.