QUARTO – Dopo oltre sei anni dall’estradizione di Giuseppe Polverino, la Corte di Cassazione ha respinto il ricorso presentato dal “Barone” contro il mandato di arresto europeo che portò il 60enne dalla Spagna in Italia. La linea difensiva di Polverino tendeva a sottolineare innanzitutto che i reati contestati fossero già stati oggetto di procedimenti penali in Italia, con condanne e assoluzioni.

CONTESTAZIONI RESPINTE – Inoltre, sempre secondo Polverino ed i suoi legali, il contenuto del provvedimento che permise la consegna dell’uomo dalle autorità spagnole a quelle italiane, sarebbe stato troppo generico e quindi difficilmente contestabile. Eppure, per la Cassazione non è così. Per i giudici – che hanno appoggiato quanto stabilito dalla Corte di Appello di Cagliari, sezione distaccata di Sassari – i reati contestati sarebbero stati consumati in territorio iberico e riguardano un lasso di tempo che va dal 2007 al 2010. Inoltre, non ci sarebbe stata alcuna genericità nel contenuto del mandato di arresto europeo, in quanto il tutto è inserito in una lista lunga ben 11 pagine, con tanto di luogo e data dei fatti contestati: associazione a delinquere, riciclaggio, traffico di stupefacenti e falso.

LO SPETTACOLARE ARRESTO – Dunque, respinto il ricorso di Giuseppe Polverino, arrestato nel marzo del 2012 a Jerez de la Frontera dai carabinieri del Nucleo investigativo di Napoli e dagli uomini della Unidad central operativa della Guardia Civil. Spettacolari le fasi dell’arresto, finite in un video girato e poi diffuso dalle autorità italiane e iberiche. Polverino passeggiava assieme a Raffaele Vallefuoco – anch’egli arrestato in quella occasione – lungo le strade della città, ignorando che le persone attorno a lui fossero militari in abiti borghesi. Con una azione fulminea, Polverino fu immobilizzato e poi portato nella sua abitazione, all’interno della quale vennero scoperte decine di migliaia di euro nascosti nelle condotte dell’aria condizionata. Nel maggio successivo, ‘o Barone venne estradato, atterrando all’aeroporto di Fiumicino scortato da carabinieri e polizia. Nel dicembre del 2012 arriva la condanna a 20 anni al termine del processo con rito abbreviato, poi ridotti a 17 in Appello nel luglio del 2014.