Ferdinando Manzo (eletto con il M5s e poi dimessosi) e Giovanni Santoro della civica Uniti per Quarto

QUARTO – Il consigliere comunale Giovanni Santoro ed il suo ex omologo Ferdinando Manzo sono stati rinviati a giudizio con l’accusa di falsità ideologica in atto pubblico. Entrambi, secondo il sostituto procuratore Stefania Buda, avrebbero attestato «falsamente di non trovarsi in nessuna delle condizioni previste» dal Testo unico sull’ordinamento degli enti locali (Tuel) «circostanza contraria al vero risultando a loro carico debiti liquidi ed esigibili verso il Comune di Quarto con relativa iscrizione a ruolo da parte di Equitalia».

CONSIGLIERI GRAZIE ALL’AUTOCERTIFICAZIONE – In pratica, avrebbero dichiarato di non avere alcuna pendenza di natura economica con via De Nicola firmando un autocertificazione. L’atto era indispensabile al fine dell’accettazione della candidatura. Storie diverse quelle dei due consiglieri da quando vennero eletti nel maggio del 2015. Ferdinando Manzo correva con il Movimento 5 Stelle, appoggiando la candidatura a sindaco di Rosa Capuozzo. Manzo si sarebbe poi dimesso nel dicembre dello stesso anno durante la bufera giudiziaria e politica che si abbatté sulla città, con le indagini della Dda portate avanti dal pm Henry John Woodcock e che riguardarono un altro consigliere pentastellato (anch’egli dimessosi) Giovanni De Robbio, accusato di tentata estorsione aggravata nei confronti del primo cittadino.

A SOSTEGNO DELLA MAGGIORANZA – Giovanni Santoro, a capo della civica Uniti per Quarto, all’inizio della consiliatura era all’opposizione, ma poi passò in maggioranza a seguito del ritiro delle dimissioni di Rosa Capuozzo, ormai “orfana” del simbolo dei 5 Stelle e di gran parte dei consiglieri grillini, ed espulsa dal movimento. Santoro è reduce da uno strappo con la fascia tricolore, che ha visto il “suo” assessore Mauro Scarpitti rassegnare le dimissioni lo scorso 26 aprile. La prima udienza si svolgerà il 22 marzo del 2018, davanti alla Nona sezione penale del Tribunale di Napoli.