QUARTO – Le accuse mossegli dal sindaco Capuozzo le respinge in pieno, non risparmiando stilettate a chi è rimasto fedele al primo cittadino. A parlare è colui che ha guidato la fronda dei sei dimissionari che con le loro lettere di addio rischiano seriamente di far finire in anticipo la consiliatura: Gabriele Di Criscio. Poche ore dopo l’ennesimo terremoto politico a Quarto, Rosa Capuozzo aveva accusato il suo ex alleato di ingerenza nelle scelte di cariche e compiti, nonché di preferire la gestione del servizio idrico nelle mani dei privati e di voler esternalizzare la riscossione dei tributi.“NON SONO PER LA PRIVATIZZAZIONE DELL’ACQUA” – Dopo aver dato del bugiardo al sindaco, Di Criscio incalza: «Non è assolutamente vero che sono per la privatizzazione dell’acqua. Ma preferisco che venga indetta una gara triennale alla quale partecipi qualsiasi imprenditore, compresa l’Abc (Acqua bene comune, ndr) L’esternalizzazione della riscossione dei tributi è necessaria in quanto al momento non c’è personale sufficiente per evitare la materializzazione dei residui attivi».

“PRESIDENTE DEL CONSIGLIO INADEGUATO” – Come detto, l’oramai ex consigliere non risparmia attacchi ad altri componenti dell’entourage di Rosa Capuozzo: «Ho chiesto la rimozione del presidente del consiglio in quanto ha dimostrato tutta la sua inadeguatezza, così come quella dell’assessore Mauro Scarpitti, nominato in quota ad un gruppo consiliare passato all’opposizione: una vera e propria farsa. Da tempo chiedevo la discussione in consiglio della modifica dello statuto comunale che avrebbe consentito anche ai consiglieri di ricevere deleghe su specifici temi, ma da parte loro evidentemente non c’era alcuna volontà».LA GIUNTA TORNA MONCA – Intanto, nel pomeriggio sono arrivate le revoche degli incarichi ai tre assessori in quota ai dimissionari. Revoche giunte praticamente in contemporanea alle loro lettere di dimissioni. Ad uscire dall’esecutivo sono stati Arturo Carandente Sicco, Rosa Cavallo e Domenico Alfieri.

IL CAVILLO GIURIDICO – Resta febbrile l’attesa per quanto deciderà la Prefettura in merito alla possibilità di prosecuzione dei lavori consiliari dopo che in aula sono rimasti soltanto dieci consiglieri. Tutto ruota attorno all’interpretazione dell’articolo del Tuel (Testo unico sull’ordinamento degli enti locali) riguardante le cause di scioglimento delle assise. I sei – ai quali c’è da aggiungere un settimo che però si è dimesso per cause non politiche – hanno sì rassegnato le proprie dimissioni contestualmente, proprio come prevede l’articolo in questione. Ma a lasciare l’incarico non è stata la metà più uno degli eletti, altra concausa contenuta nel Tuel. Nonostante ciò, a piazzale Europa è rimasta in carica meno della metà dei consiglieri assegnati: 24. C’è la possibilità di convocare il consiglio comunale per procedere alle eventuali surroghe? Un caso a quanto pare del tutto senza precedenti in Italia.