QUARTO – Era latitante da sei anni e secondo i magistrati dell’Antimafia avrebbe avuto in mano le redini del clan fondato dal nipote Giuseppe Polverino dopo l’arresto e la condanna del boss. Antonio Polverino, alias zì Totonno, si nascondeva in un casolare di campagna a Cassino. Il 73enne, al momento del blitz dei carabinieri della “catturandi” del Nucleo investigativo di Napoli, non ha opposto alcuna resistenza, mostrando ai militari i propri documenti.

INTROVABILE DAL 2011 – Una lunghissima latitanza, quella del 73enne, iniziata nel 2011 quando fu spiccata un’ordinanza di custodia cautelare in carcere con l’accusa di associazione a delinquere di stampo mafioso. Come detto, Antonio Polverino sarebbe rimasto, nonostante l’assenza dal proprio territorio – in primis quello di Marano – ai vertici dell’organizzazione che gestisce il malaffare anche a Quarto.

“NESSUNA DECISIONE SENZA IL SUO CONSENSO” – Già anni fa, uno dei collaboratori di giustizia una volta organici al clan Polverino, diceva del 73enne: «Le decisioni più rilevanti non si assumono, se non dopo aver ascoltato Zi’ Totonno e, comunque, certamente non contro la sua volontà». Un ruolo, quello di reggente, che l’uomo avrebbe avuto anche durante la precedente latitanza del nipote Giuseppe, quella poi terminata con l’arresto in Spagna del boss, l’estradizione in Italia e la condanna a 17 anni di carcere in Appello dopo i 20 rimediati in primo grado nel corso del processo celebrato con rito abbreviato.