Carabinieri della casa comunale

QUARTO –  Dopo 24 ore dal blitz anticamorra si è dimesso il sindaco di Quarto Massimo Carandente Giarusso. La notizia, inattesa, è giunta alle 14.40 di oggi (martedì 10) quando il primo cittadino annunciava ai membri della Giunta, pronta a riunirsi, le proprie dimissioni. Dopo 420 giorni esatti (era in carica dal 16 maggio del 2011) finiva quindi l’era Giarrusso. Contestualmente veniva azzerato anche l’esecutivo. Insopportabile quel velo di sospetti che aleggiava sulla sua amministrazione, quell’ipotesi di “infiltrazioni camorristiche” che 24 ore prima aveva spinto i Carabinieri della seconda sezione del Nucleo Investigativo Provinciale di Napoli a mettere a soqquadro la sua casa, il suo studio, gli uffici del comune, l’abitazione di altre 20 persone (la maggior parte imprenditori), le sedi di 2 aziende e l’iscrizione nel registro degli indagati di un consigliere della sua maggioranza e 3 dipendenti comunali per “concorso in associazione camorristica” con il clan Polverino.

il sindaco di Quarto Massimo Carandente Giarrusso

UN “TERREMOTO” –  Il Sindaco non è indagato. E’ stato ascoltato solo come persona informata dei fatti, offrendo una deposizione spontanea. «Ho sempre affermato in tutti questi mesi che non sarei mai stato un ostacolo per la giustizia e per le indagini. Ieri ho subito una perquisizione addirittura in casa, sebbene non fossi tra gli indagati e questo mi ha segnato fortemente. Stanotte ho maturato la decisione di fare un passo indietro e lo faccio per la città e per tutte le persone per bene che vivono e tengono al bene di Quarto». Un vero terremoto. Strascico della retata del 23 maggio del 2011 dopo l’arresto (e l’elezione al consiglio comunale) di Armando Chiaro, coordinatore cittadino del PDL, il partito del Sindaco Giarrusso. Tra quei 40 arrestati c’era anche Roberto Perrone, detto “Paperone”, che oggi sta svelando segreti e intrighi tra il potente clan dei Polverino e la politica locale. Appalti, false documentazioni, pressioni su scelte urbanistiche, le mani del clan sulle colate di cemento in una città che negli ultimi anni ha avuto un enorme slancio edilizio. I PM Antimafia Ardituro, Del Gaudio Ribera vogliono vederci chiaro.

Giovanni Amirante, uno dei 4 indagati (foto Quartocanale Tv)

ALLA RICERCA DI TRACCE DI COLLUSIONI –  Nella giornata di lunedì gli inquirenti hanno setacciato uffici e abitazioni alla ricerca di documentazione tecnica amministrativa riconducibile alla costruzioni di immobili o rilasci di progetti edili, ricevute attestanti la presentazione di pratiche tecniche, documentazione tecnica e contabile, assegni bancari, titoli di pagamento, ricevute, rubriche telefoniche, documentazione extracontabile, somme di danaro, assegni, titoli, documentazione bancaria, hard disk e pc. Più grave la posizione di Giovanni Amirante, consigliere dei Verdi, e di Giulio Cecere, dirigente dell’Ufficio Tecnico del Comune di Quarto, che secondo gli inquirenti , avevano prodotto atti falsi apponendo i numeri di vecchie concessioni edilizie a pratiche che non avrebbero avuto il “nulla osta” e agevolando, nella fattispecie, la costruzione del complesso immobiliare denominato San Pietro e Paolo e l’immobile sito in Via Sant’Artema.

GRAVE LA POSIZIONE DEL “VERDE” AMIRANTE – Per Giulio Cecere, Giovanni Amirante, Roberto Guariglia e Salvatore Mallardo, anche l’accusa è di concorso esterno nel favorire il clan. Tutti secondo quanto scritto dai PM “ concorrevano esternamente all’associazione camorristica denominata clan Polverino in quanto, pur non essendo stabilmente inseriti nella predetta compagine criminale, operavano sistematicamente con gli associati e specificamente con Perrone Roberto”, la “gola profonda del clan”, ritenuto dai Magistrati “esponente apicale della predetta consorteria camorristica (Polverino) e capo di detta compagine nella zona di Quarto”. Un’inchiesta che a questo punto sembra riservare altri colpi di scena. Intanto, dopo le dimissioni del Sindaco e l’azzeramento di Giunta, resta in carica il consiglio comunale eletto, che si riunirà venerdì. In quell’occasione il presidente Michele Di Falco ratificherà le dimissioni del primo cittadino che ha 20 giorni di tempo per ritirarle. Termine ultimo il 30 luglio, per evitare un ulteriore commissariamento. Il secondo in appena un anno, dopo quello durato pochi mesi a seguito della “cacciata” del suo predecessore Sauro Secone. Tempo la prima tornata utile e la città ritornerà nuovamente alle urne.

GENNARO DEL GIUDICE