Gli amici insieme al papà e alla sorella di Ernesto

POZZUOLI –  “Cuordifede di nome e di fatto ovunque e dovunque sarai per sempre nei nostri cuori. T.V.B., gli amici dei 600 alloggi”. Lo striscione si trova accanto all’ingresso della palazzina al civico 3 di via Carrà dove da lunedì il portone rimane sempre aperto. Dalla strada si vede la porta della casa al piano terra dove Ernesto viveva con papà Gennaro, mamma Attilia e la sorella Angela. Tra strada, portone e abitazione non sembra esserci distanza, da lunedì pomeriggio sembra un tutt’uno. In questo spazio dalle prime ore del mattino fino a tarda notte c’è sempre qualcuno a vegliare con lo sguardo rivolto verso quella foto di Ernesto messa tra la maglietta azzurra del Napoli e le immagini di Maradona, il suo idolo.  A terra sul marciapiede c’è anche un asinello colorato d’azzurro, il simbolo della sua squadra del cuore.

Gli amici mostrano la t-shirt preparata per Ernesto

ERNESTO  non c’è più ma è come se ci fosse. La sua presenza è in questo angolo dove ci sono 20-30 persone in ogni momento della giornata: gli amici di sempre, le donne del quartiere, gli anziani, i bambini, i mariti che tornano da lavoro e vengono fuori casa di Ernesto. Basta rimanere pochi minuti e si ha la sensazione di essere avvolti da un forte “calore umano”. Gli amici di Ernesto non si muovono dal cortile, si danno il cambio solo per andare a dormire poche ore la notte. Si fanno scattare una foto insieme al papà e ad Angela, la sorella di Ernesto che racconta «Questi ragazzi sono eccezionali. Hanno stampato magliette in memoria di mio fratello, hanno fatto tutto loro».

GLI AMICI  lo ricordano, ognuno racconta dell’ultima volta che l’ha visto, della sua bontà, del grande cuore e del suo senso di altruismo.  «Ernesto è morto per salvare due giovani che stavano annegando e quest ragazzi non si sono fatti vivi. Nè loro nè i loro genitori nè i loro parenti – raccontano con amarezza – così come le istituzioni, il Sindaco, nessuno che si sia fatto vivo. Se fosse successa al nord una cosa del genere se ne sarebbe parlato per giorni».

Lo striscione esposto fuori alla casa di Ernesto

INTANTO  attendono i funerali che per lungaggini burocratiche dovute alle indagini in corso non si faranno nemmeno oggi. A questo punto, se nella giornata di oggi sarà effettuata l’autopsia dovrebbero svolgersi nella giornata di sabato. L’unica certezza è la Chiesa Sant’Artema, a pochi passi dalla casa del 35enne. Per quel giorno sono state preparate t-shirt con sopra raffigurato il volto di Ernesto (molte sono state esposte nei negozi del quartiere) e centinaia di palloncini bianco-azzurri «Vogliamo regalare ad Ernesto un grande saluto, degno di un eroe – afferma Gianluca  – Ci vorranno 3 chiese per ospitare i funerali. Ci saranno migliaia di persone. Faremo per lui una grande coreografia, come la faranno anche i ragazzi del bar che lui frequentava».  «Ernesto è un eroe e deve essere ricordato, merita una targa, un simbolo, un qualcosa che vada oltre le parole che poi volano via. Ernesto ha lasciato un segno, si è sacrificato due volte, per quei due ragazzi e per noi».

GENNARO DEL GIUDICE

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