Silvana Del Giudice, a lei i compagni vogliono dedicare un'aula dell'università di Scienze Politiche

POZZUOLI – Un’aula intitolata a Silvana Del Giudice. Silvana non è un grande personaggio del mondo della cultura, non ha avuto il tempo di rendersi illustre. Era una fanciulla di 22 anni che frequentava la facoltà di Scienze Politiche a Napoli, e ha perso la vita insieme alle altre 39 persone su quel tragico bus di ritorno a casa dopo due giorni di vacanza. Quel maledetto viadotto di Monteforte Irpino si è portato via Silvana con tutti i suoi sogni. Uno dei quali era laurearsi e crearsi una famiglia.

UN’AULA STUDIO PER LEI – Proprio a lei vogliono intitolare un’aula della facoltà di Scienze Politiche dell’università Federico II, una di quelle che la giovane studentessa era solita frequentare. L’idea è partita dall’allora consigliere di facoltà, Vincenzo Strino che a soli tre giorni dalla drammatica vicenda lanciò sul suo blog la proposta. «Siamo rimasti tutti colpiti da quello che è successo – racconta Strino – c’era un gran trambusto in quei giorni, eravamo tutti irrequieti e desiderosi di avere notizie, soprattutto quando ancora non si sapeva chi tra le sorelle Del Giudice fosse scomparsa. La mia idea è nata di getto, è stata una cosa istintiva, credo che sia giusto dedicare un luogo dell’università a una ragazza che ne faceva parte integrante».
Un segno, un simbolo, un modo per mantenere vivo il ricordo di una giovane donna che stava per affacciarsi alla vita professionale. Dedicarle un’aula rappresenta per i suoi colleghi un modo per sentire più forte l’appartenenza all’Ateneo.

L’UNIVERSITA’ COME COMUNITA’ – Un passaparola veloce tramite il web e l’idea ha subito ricevuto il consenso favorevole di tutti gli studenti, dei professori e del preside della facoltà. Ora si raccoglieranno le firme e si attenderà il consenso formale da parte dell’intero Consiglio di dipartimento. «Abbiamo già individuato il luogo da dedicarle, è un’aula studio che si trova all’ingresso dell’edificio principale di via Rodinò 22, un posto da tutti noi frequentato. L’università non deve essere riconducibile solo a personaggi illustri ma anche a persone che quotidianamente la vivono. Tra noi c’è un forte senso di comunità, la nostra – conclude Strino – è una facoltà piccola, siamo 3mila studenti e ci conosciamo tutti. Questo deve essere un segnale per far capire che l’università non è fatta solo di esami ma anche di solidarietà e umanità».

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