I tesori che nasconde la cripta di San Giuseppe

di Violetta Luongo

POZZUOLI – Scoprire cosa celava quel deposito ingombro di vecchie cose, sottoposto alla chiesa di San Giuseppe, che si erge alla fine di viale Capomazza, fu una vera sorpresa per il commissario vescovile Antonio Testa. Si diceva che sotto doveva esserci un ossario, se ne sussurrava tra i fedeli e le vecchiette della chiesa ma non si sarebbe mai immaginato quello che poi è venuto alla luce. Nella chiesa di San Giuseppe a Pozzuoli, dopo lungo oblio, eccoli lì una cripta e un colatoio per i morti.

FONDATA NEL 1706 – Fondata nel 1706 dalla confraternita del Santissimo Nome di Gesù e con le offerte dei fedeli, è una della chiese più antiche della città. Nel corso degli anni i molti furti e il bradisismo del 1970 l’hanno depauperata del suo ricco patrimonio. Grazie alla passione e al legame affettivo, di Giuseppe Testa prima, e poi di suo figlio Antonio, è stata sempre curata e conservata ai suoi fedeli.

LA CRIPTA  – La cripta, a tre navate, custodisce delle scritte su alcune lapidi marmoree a ricordo dei fondatori. Sulla parete frontale ci sono i segni di un altare o di un’edicola. Una botola la collega al vano colatoio con un’aiuola rialzata, di terra santa, dove sono ancora sepolte delle ossa. Questo piano era adibito al culto dei morti, nei due locali ci sono tre colatoi, ancora in buono stato. Infatti secondo l’uso dell’epoca, i cadaveri venivano seduti in queste nicchie e lasciati essiccare per 8 mesi o un anno, il tempo necessario perché si disidratassero in maniera naturale. Venivano poi lavati e ripuliti con aceto, rivestiti ed esposti.

GLI ESSICCATOI PER I MORTI – «Ogni essiccatoio presentava un buco nella parte inferiore, collegato all’esterno con una bocca d’aria per creare una sorta di ventilazione che prosciugasse meglio la salma. – spiega Raffaele Giamminelli, esperto e storico dell’arte locale – Di questa sorta di aeratori, nella chiesa di San Giuseppe, non c’è più traccia, in seguito ai lavori di riattamento degli anni ’70. I corpi dei priori e dei confratelli più importanti, una volta essiccati, venivano sospesi ed esposti».

40 COLATOI – L’altra stanza conserva i segni di ben 40 colatoi, ora murati a causa di cedimenti del palazzo confinante, negli anni ’70 che portarono alla chiusura dei loculi. Unico affresco del locale, sebbene rovinato ma ancora leggibile, raffigurerebbe una madonna con bambino verso cui tendono le anime del purgatorio. Antonio Testa spera di rendere fruibile il luogo che andrebbe ad arricchire il già ricco patrimonio archeologico puteolano. «Metteremo una legenda che documenti e racconti la sua storia. Dei vetri – conclude – saranno posizionati sui punti sensibili così da tutelare i reperti». Un percorso illuminato, anche da attacchi elettrici d’epoca, accompagna il visitatore alla scoperta di un piccolo tesoro che si dischiude davanti ai loro occhi increduli.

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