POZZUOLI – «Ma addò vuò arriva chist? ma che sta cumbinan?» esclama sottovoce un uomo mentre i carabinieri stanno terminando i rilievi in via Umberto Saba. Il riferimento è chiaro, tutti sembrano conoscere quella mano che 25 minuti prima ha esploso almeno 5 colpi di pistola dando vita alla terza “stesa” in meno di un mese. Alle 19.45 i negozi sotto ai porticati dei palazzi del “lotto 5” di Monterusciello erano aperti, c’era chi faceva la spesa, chi passeggiava, i ragazzi in strada e qualcuno affacciato al balcone. Ma anche questa volta nessuno ha visto niente. La paura nel quartiere è grande come l’omertà da parte di chi preferisce voltare le spalle. «Non ho visto niente, non so niente, non fatemi uscire in nessuna foto» esclama un giovane mentre insieme a un gruppetto di coetanei osserva i militari.

COPRIFUOCO – Tutti sono in strada dopo gli spari, nessuno prima. Nessuno è in grado di fornire un indizio, un numero di targa, il colore di un indumento. Particolari che possono sembrare banali ma che in un’indagine difficile e articolata possono rivelarsi fondamentali. Qualcuno timidamente si limita a dire: «Abbiamo sentito un rombo di motore, gli spari e poi siamo scappati». L’unico sussulto di orgoglio arriva da una residente sulla cinquantina che rompe il silenzio e si sfoga «E’ uno schifo, non si può vivere più. Ma dove vogliamo arrivare?». E’ martedì sera e alle 20.30 a Monterusciello è scattato il coprifuoco. Alcuni negozi hanno anticipato l’orario di chiusura e i residenti si sono barricati in casa. La paura è grande. Nel quartiere una volta roccaforte dei clan Longobardi e Beneduce anche nelle storiche piazze di spaccio c’è coprifuoco, i pusher hanno paura di fare la fine del “collega” ferito a settembre nei ‘600 alloggi. Si, perchè ormai a Monterusciello adesso tutti hanno paura.