POZZUOLI – Si ispirano a Pablo Escobar e Al Pacino. Per loro Gomorra non è una fiction, una romanzata trasposizione cinematografica di uno spaccato di realtà, ma un modello da seguire. Le loro gallerie di foto su Facebook sono piene zeppe di pistole, coltelli, soldi, champagne e slogan. E di baci sulle labbra dati agli amici in segno di fedeltà, proprio come fanno i camorristi. “Sangue mio”, “Guerra agli infami” “Il leone è ferito ma non è morto” sono i classici slogan che si accompagnano alle iconcine di diavoli, catene, bombe e pistole. I loro status gridano vendetta, celano rabbia verso un mondo che vedono avverso nonostante la loro breve esistenza. Come le loro giornate, trascorse tra le strade e i porticati dei palazzi popolari di quartiere dove si annidano falsi miti e voglia di emulazione.

Immagini e frasi postate sulle pagine Facebook

CHI SONO – Diciotto, diciannove anni, ma anche tredici e quattordici. Praticamente bambini. Tra loro c’è chi ha già una miriade di sofferenze e delusioni che li hanno incattiviti. Ci sono i “figli dei figli”, forti dei cognomi che portano, potenziali camorristi di terza generazione. Sfidano lo Stato e le forze dell’ordine “rei” di avergli strappato un padre, un nonno, un fratello maggiore che forse nella loro brevissima esistenza avranno visto una manciata di volte e di cui hanno appena un remoto ricordo. Ma c’è anche chi ha una famiglia alle spalle che con fatica e sacrifici ha cercato di dargli un’educazione, un futuro migliore. Molti giovanissimi che già si sono macchiati di reati, spesso rapine o atti di violenza come rituali di iniziazione a cui “ottemperare”. A cui si aggiunge i simboli di appartenenza che danno un tocco di folklore come le barbe lunghe e tatuaggi.

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IN CITTA’ – A Pozzuoli una pericolosa banda di giovanissimi nei giorni scorsi è stata sgominata in 48 ore da carabinieri che hanno soffocato sul nascere un tentativo di occupare il vuoto criminale. Dopo la fine dei clan Longobardi e Beneduce e dei sottogruppi nati negli ultimi anni, questa sorta di “vacatio legis” di camorra è stata colmata, in maniera fortunatamente estemporanea, da gruppi la cui età media si è abbassata: è il caso degli ultimi giovanissimi arrestati di recente a Monterusciello o del manipolo di ragazzini che seguiva le gesta del pazzo criminale che per mesi ha seminato il terrore nei quartieri di Pozzuoli. Aspiranti baby boss che si fanno spazio tra piccoli delinquenti affascinati dalla violenza e dal gusto perverso della supremazia criminale che va a rimpinguare quel sub-strato sociale, quella penombra che troppo spesso è presente in città.

DA SALVARE – Giovanissimi che vanno aiutati a tutti i costi, prima che finiscano in maniera irreversibile nella spirale dell’odio, della violenza e della criminalità a tutti costi, come unico faro da seguire. Fortunatamente non siamo ai livelli di allarme sociale, c’è una grossa fetta di giovani contraria a tali condotte, ma sarebbe doveroso intervenire con più attente e articolate azioni di prevenzione. Scuole e agenzie educative, associazioni, istituzioni locali (che già tanto fanno nonostante in territorio di frontiera) e anche i media devono continuare e intensificare le loro attività sul territorio (ognuno, ovviamente, per quelle che sono le proprie competenze) prima che l’unica soluzione plausibile diventi la repressione. Lavorare, tutti assieme, per spegnere in questi giovani la tentazione a delinquere. E infondere in loro il seme della legalità.