La volante dei vigili urbani sul posto per comunicare il sequestro

POZZUOLI –  Con il sequestro del primo dei 23 container che da quasi trent’anni ospitano gli artigiani del centro storico di Pozzuoli, è partito ieri mattina l’iter che porterà allo smantellamento dell’area che sorge in via Fascione, alle spalle del cimitero di Pozzuoli. In mattinata una pattuglia di agenti del corpo di Polizia Municipale ha apposto i primi sigilli alla struttura che ospita la falegnameria “Di Bonito”, colpita dalla prima delle 23 ordinanze di sequestro. “Inquinamento ambientale” è una delle motivazioni contenute nel dispositivo della Magistratura che ha riscontrato sul posto diverse irregolarità, tra queste ci sarebbero scarichi fognari non a norma  e presenza di amianto negli edifici. Strutture fatiscenti che, tra l’altro, non avrebbero alcun tipo di autorizzazione.  Criticità emerse a seguito di una denuncia anonima che nei mesi scorsi ha dato il via alle indagini.

Giulio Di Bonito titolare della prima attività sequestrata

RABBIA E DISPERAZIONE – In queste ore forte è la preoccupazione da parte dei 23 titolari delle attività artigianali che dal 1985 hanno trovato sede operativa nel campo container nato durante il bradisismo dell’83 a seguito dell’evacuazione del centro storico di Pozzuoli e da parte delle decine di dipendenti che con la chiusura del centro, ormai sul baratro. Infatti, con la chiusura del Polo artigianale, scatterebbero i licenziamenti per le decine di giovani impiegati nelle varie attività. «Mi è arrivata ieri la telefonata dal comando dei Vigili Urbani di Pozzuoli che mi comunicava che da oggi dopo 50 anni di lavoro non avrei avuto più un posto dove lavorare – racconta disperato Giulio Di Bonito, il primo destinatario dei sigilli – Ho dei lavori in sospeso per i quali ho preso anche degli acconti che non potrò terminare ,ora dovrò cercare qualche collega che mi ospiti. Non abbiamo avuto il tempo di organizzarci. L’amministrazione dice che non può fare nulla e noi dobbiamo lasciare le nostre aziende, ma come facciamo? Intanto 100 famiglie non avranno più reddito, un male sia per noi che per la città» conclude l’artigiano che in mattinata ha assistito all’apposizione dei sigilli insieme ai colleghi.

UNA VICENDA CONTORTA –  per la quale il Consorzio degli artigiani sta cercando di trovare una soluzione «Il Comune di ha detto che è nelle sue intenzioni darci uno spazio a Monterusciello – spiega Antonio Rendente, presidente del consorzio – Un’area dove noi dovremmo costruire nuovi capannoni a nostre spese. Da parte nostra siamo pronti ma ci vorrà almeno un anno, come faremo? Allora chiediamo alla magistratura una sospensione dei sequestri in maniera tale da poter organizzarci. Purtroppo non possiamo permetterci di fermare le attività altrimenti le nostre famiglie non avrebbero nulla da mangiare». Era il lontano 1985 quando la Protezione Civile assegnò i container agli artigiani del centro storico e di via Napoli sgomberati a seguito del fenomeno bradisismico del 1983. Ma, come accaduto per gli altri campi container presenti in città, lo stallo momentaneo si è protratto negli anni senza però mai perdere i crismi della precarietà. Allo stesso tempo, per il polo artigianale non è mai stata paventata nel corso degli anni una soluzione alternativa. Precarietà che nei prossimi giorni potrebbe concludersi con la chiusura di 23 attività lavorative e con oltre 100 licenziamenti.

ANGELO GRECO

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