POZZUOLI“Annullamento del titolo cautelare per difetto di autonoma valutazione con conseguente liberazione”. Con questa motivazione, dopo 17 giorni di arresti domiciliari, il Tribunale del Riesame di Napoli ha scarcerato il dipendente comunale Mario Varriale, 59
anni, arrestato il 10 aprile scorso nell’ambito dell’inchiesta sul parcheggio Multipiano di Pozzuoli. Nei confronti del lavoratore, accusato insieme ad altri 11 colleghi di associazione per delinquere finalizzata a truffare la pubblica amministrazione, l’Ottava sezione del Riesame ha emesso un’ordinanza di scarcerazione accogliendo la richiesta dell’avvocato difensore Marcello De Fraja, che “eccepiva in via preliminare la nullità della ordinanza, attesa la mancanza di una autonoma valutazione rispetto alla informativa di reato.”

IL “PASTICCIO” – Dopo l’arresto di tre Lsu, che per un errore del Gip erano finiti nell’ordinanza di cautelare nonostante il Pm non l’avesse richiesto, il Riesame sconfessa l’operato del Gip che si sarebbe limitato a riprodurre gli atti ricevuti dai carabinieri e dal pubblico ministero, senza dare “alcun autonomo contributo valutativo” limitandosi a una
“mera riproduzione della prospettazione della polizia giudiziaria”. Nell’ordinanza di scarcerazione il Tribunale del Riesame contesta anche il giudizio che il Giudice per le Indagini Preliminari ha espresso nei confronti degli imputati “Il Gip si è limitato a riportare valutazioni solo formali ed esprimendo talvolta giudizi inconferenti rispetto al caso specifico, come quando ha fatto riferimento (non si comprende su quali basi) alla asserita personalità violenta degli indagati.” Motivazioni che ora aprono nuovi scenari sulla vicenda e che nelle prossime ore potrebbe portare alla scarcerazione di tutti gli arrestati.

L’INCHIESTA – Condotta dai carabinieri della stazione di Licola nell’inchiesta, avviata nel 2015, sono finiti dipendenti comunali ed LSU accusati di beggiare e lasciare il proprio posto di lavoro. Sette degli 11 indagati invece sono accusati di aver messo su un’organizzazione che -secondo quanto ricostruito dagli inquirenti-permetteva anche di restare a casa o in vacanza durante il proprio turno di lavoro, con la “beggiata” che veniva effettuata da uno del gruppo.