Busto di San Gennaro, XIX secolo, Sagrestia Chiesa Corpo di Cristo al Rione Terra

POZZUOLI – Il 19 settembre, come noto, è il giorno in cui in calendario si celebra la solennità di San Gennaro Vescovo. Il santo martire, morto qui a Pozzuoli, è il patrono principale della città di Napoli ma ha una venerazione molto forte anche nei Campi Flegrei. E’ nell’arena flegrea dell’Anfiteatro Flavio che San Gennaro insieme con San Procolo e gli altri martiri puteolani furono condotti durante l’ultima e feroce persecuzione contro i cristiani voluta dall’imperatore Diocleziano nell’anno 305. E’ qui che come recita l’opuscolo della attuale novena che si celebra nel Santuario di San Gennaro alla Solfatara “soffrì ogni insulto e pazientemente le amarezze ed i dolori di questa vita” e “poté rendere umili e mansuete ai suoi piedi le belve avide di preda”. Solo qui nella zona adiacente alla Solfatara che Gennaro fu martirizzato con la decapitazione rendendo la vita al Signore.

SAN GENNARO NELL’ARTE PUTEOLANA – Nel corso dei secoli molteplici sono state le rappresentazioni artistiche del santo Vescovo di Benevento. Anche a Pozzuoli tutt’ora si conservano opere pittoriche e scultoree di Gennaro. Tra tutte spicca il busto marmoreo del santo conservato nel Santuario puteolano dedicato all’omonimo martire di proprietà dei Frati Cappuccini che è  degli inizi del XIV secolo e che ancora oggi viene portato in processione per le vie della zona alta di Pozzuoli. Il Santuario fu fortemente voluto dai napoletani nel 1574 affinché sostituisse la precedente chiesetta dell’VIII secolo. Solo dal 2009 con i lavori di restauro sono tornati alla luce dipinti e altre opere del santo: il “Sacrificio del Santo” nell’Altare Maggiore di Pietro Gaudioso e quello raffigurante la “Processione del busto di San Gennaro a difesa della peste del 1656”. Tra le opere scultoree, spicca anche un busto del XIX secolo che attualmente si trova nella Sacrestia della antica chiesa del Corpo di Cristo meglio conosciuta come del “Coretto” al Rione Terra.Fino al 1964 la Cattedrale di Pozzuoli conteneva il dipinto ad olio su tela di “San Gennaro nell’Anfiteatro di Pozzuoli” della caravaggesca Artemisia Gentileschi, figlia del celebre Orazio.
L’OPERA –   realizzata tra il 1636 – 37, fu salvata dopo l’incendio del maggio di 48 anni fa insieme con gli altri dipinti di importanti pittori del barocco partenopeo grazie all’intervento di Raffaello Causa. L’opera illustra il santo con la mitria vescovile e che appoggiandosi al pastorale solleva la mano destra quasi a voler benedire le fiere con sullo sfondo la facciata dell’Anfiteatro romano. La suddetta, è conservata nel Museo di Capodimonte, ma l’anno scorso è stata esposta in una mostra a Milano sulla artista donna. Si attende il suo ritorno una volta completati i lavori nell’antico Tempio di Augusto. Proprio nell’Anfiteatro Flavio fino alla metà dell’800 era addossata una chiesa dedicata a San Gennaro distrutta in seguito all’editto del 1837 con il quale Ferdinando II di Borbone ordinò di scavare l’anfiteatro. Attualmente è rimasta solo una cappella detta di “San Gennaro in carcere” che contiene un’opera in terracotta dell'”Incontro tra San Gennaro e San Procolo”.
IL SANTO OGGI – Come per San Procolo, anche per San Gennaro i fedeli di Pozzuoli hanno una enorme devozione. Ogni anno sia per la novena che precede la ricorrenza sia per il giorno stesso molti puteolani si recano al Santuario per raccogliersi in preghiera e per venerare una figura che ha lasciato le sue orme sulla terra ardente di Pozzuoli. Quindi non solo Napoli ma anche Pozzuoli partecipa attivamente alla festa del Santo patrono di Napoli che a tutti gli effetti può essere considerato anche puteolano.

 MARIO ATTARDI