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POZZUOLI – Quote di 10, 20 e 30 euro da versare sui conti degli istituti scolastici puteolani. Una richiesta di denaro giustificata come “contributo volontario” e accompagnata dalla causale “iscrizione al nuovo anno scolastico” non richiesta per la scuola dell’obbligo. Infine, “ritorsioni” nei confronti degli studenti le cui famiglie si rifiutano di pagare un qualcosa che di volontario ha ben poco. Vuole vederci chiaro l’assessore alla Pubblica Istruzione del comune di Pozzuoli Alfonso Trincone, che dopo le denunce del nostro giornale, ha avviato una “indagine informale” sui  contributi volontari richiesti dalle scuole alle famiglie e inviato una nota di “richiamo” a tutti i dirigenti.

 

“EPISODI INCRESCIOSI” – La missiva arriva dopo che genitori e dipendenti di due istituti comprensivi puteolani avevano denunciato “ritorsioni” da parte dei rispettivi dirigenti scolastici su studenti le cui famiglie non avevano pagato la quota in denaro. Due i casi su tutti: quello dello studente a cui era stato negato il libretto delle giustifiche perchè il padre si era rifiutato di versare sul contro della scuola 30 euro; e il caso del dirigente che aveva addirittura negato l’uso della fotocopiatrice alle classi che non avevano versato la quota. Episodi che lo stesso assessore non ha esitato a definire “incresciosi”

 

L'assessore alla Pubblica Istruzione Alfonso Trincone

IL MONITO –  «Recenti notizie di cronaca locale hanno posto attenzione sul contributo “facoltativo” che le famiglie versano alle scuole. Mi rendo conto che l’attuale crisi economica ha gravato sui già modesti bilanci scolastici – sottolinea l’assessore – pertanto sensibilizzo i dirigenti scolastici, affinché evitino equivoci di sorta come purtroppo accaduto di recente con le famiglie e i docenti che hanno denunciato episodi incresciosi». L’assessore competente ha lanciato poi un suggerimento rivolto ai presi: «Come già suggerito in altre scuole del paese – spiega ancora Trincone – mi permetto di suggerire di utilizzare anche forme indirette le quali creano meno disagio soprattutto negli strati meno abbienti, realtà abbastanza frequenti in diverse scuole del nostro territorio».

 

GENNARO DEL GIUDICE