POZZUOLI – Dormono sotto lo stesso tetto, trascorrono gran parte della giornata insieme ed hanno perfino lo stesso cognome. Insomma il loro legame è indissolubile: sono padre e figlio. Uniti su tutto ma divisi dalla politica a tal punto da candidarsi separatamente e sostenere due sindaci diversi. E mettendo in crisi una madre-moglie e una sorella-figlia chiamate a malincuore a scegliere tra l’uno o l’altro. Una storia sui generis che arriva da Pozzuoli e che ha come protagonisti Oreste Buonanno, 60 anni, già in passato consigliere comunale e storica figura del centrosinistra puteolano, e il figlio Salvatore, 31 anni, detto “Tato”. Sono entrambi candidati al consiglio comunale, in due liste diverse ma soprattutto a sostegno di due sindaci diversi: il padre con il Partito Democratico, nella coalizione del primo cittadino uscente Vincenzo Figliolia; il figlio nella giovane lista civica “Pozzuoli Ora!” a sostegno del 28enne candidato sindaco Raffaele Postiglione.

I RETROSCENA – Una storia insolita, forse unica nel suo genere, ma che viene vissuta con grande rispetto reciproco senza prevaricazioni né dall’una né dall’altra, in cui al centro c’è un valore fondamentale: la Democrazia. A raccontare questa simpatica situazione al nostro giornale è proprio il più giovane dei protagonisti «Il conflitto è molto democratico, in famiglia ognuno ha libertà di scelta. -dice Tato che svela un simpatico retroscena- Chi sta avendo la peggio è mia mamma che deve sopportare i nostri continui confronti e ormai non ce la fa più. Lei e mia sorella hanno detto: scegliete voi a chi dobbiamo votare perché per noi è diventato un dramma. Le discussioni tra me e mio padre sono talmente lunghe che partono da casa e terminano in piazza.»

RISPETTO Punti di vista e idee lontane anni luce tra loro ma vissute con grande rispetto e in piena armonia nonostante ciò qualcuno in città ha storto il naso e condannato la scelta del figlio visto come un “ribelle” «Mio padre non ha mai tentato di farmi desistere – aggiunge il 31enne– anzi, ha detto che rispetta le mie idee ed è contento che io le porto avanti. Qualcuno ha attaccato meschinamente la mia scelta perché mio padre non doveva permettermelo. Beh, a chi la pensa così posso solo dire che è legato a logiche mafiose in quanto vede la famiglia come un’ aggregazione che deve esercitare il potere sulla città. La mia non è così, tra di noi c’è confronto e rispetto per le idee altrui».