POZZUOLI – Un gesto di estremo sdegno, di tracotante spavalderia, davanti ad un uomo che ferito e chi di lì a poco sarebbe morto: togliersi il passamontagna per farsi riconoscere dalla vittima e poi sputagli addosso prima del colpo di grazia. Protagonisti il boss Gennaro Longobardi e l’allora capo della mala locale Raffaele Bellofiore.

FUCILI A POMPA E GIUBBINI ANTIPROIETTILE – Un episodio, avvenuto esattamente 20 anni fa, che avrebbe cambiato per sempre gli equilibri all’interno della camorra puteolana. E’ il 1997 e all’esterno di un bar nel rione Toiano si trovano Sebastiano ed il suo socio in affari Raffaele Bellofiore. La vicenda è contenuta negli atti dell’inchiesta denominata “Penelope”. I due boss che avevano in mano le redini del potere criminale dovevano essere uccisi dai rivali. Tra questi – sempre secondo quanto ricostruito dall’Antimafia di Napoli, ci sarebbe stato Longobardi. Assieme ad altre cinque persone sarebbe arrivato sul luogo all’interno di un furgone, con il volto coperto da un passamontagna. Il commando è armato di fucili a pompa, protetto da giubbini antiproiettile e pronto a fare fuoco per eliminare per sempre i capi dell’organizzazione.

I “QUARTESI” NON GRADIRONO – A questo punto l’episodio che fece infuriare altri elementi di spicco del clan, in particolare coloro che appartenevano a “Quelli del Bivio”, ossia l’ala quartese del clan. Gennaro Longobardi si sarebbe sfilato il passamontagna per poi sputare su Raffaele Bellofiore, oramai a terra ferito gravemente. Poi il colpo fatale alla nuca. Ad infuriarsi sarebbero stati i “quartesi” Salvatore Cerrone e Nicola Palumbo, secondo quanto raccontato da un pentito. Lo stesso che poi avrebbe raccontato di come Gennaro Longobardi avvisò telefonicamente un affiliato del duplice omicidio portato a termine, il tutto con un linguaggio criptico: «Vedi che siamo usciti con le due ragazze più belle…ci siamo ricreati».