POZZUOLI – Un poliziotto che abbraccia e consola una residente in lacrime. Lei, una madre di mezza età, che chiede a quel giovane col casco certezze per il proprio futuro. Lui, che potrebbe essere suo figlio, che cerca di tranquillizzarla con parole di affetto. Intorno a loro urla, pianti, l’odore acre dei divani dati alle fiamme per impedire l’ingresso nel campo container di oltre 200 agenti in assetto antisommossa. Una giornata iniziata all’alba in via Carlo Alberto dalla Chiesa di Pozzuoli, dove da giorni serpeggiava preoccupazione per l’intervento improrogabile. Dopo 4 mesi dall’ordinanza di sgombero, dalla Questura di Napoli arriva l’aut aut che non lascia spazio ad ulteriori trattative: i 173 residenti devono andare via a causa della presenza di amianto nelle baracche.

IL FRONTE – Decisione contro la quale dal 2 gennaio scorso si sono opposte le 43 famiglie rifiutando anche aiuti economici (3mila euro per ogni intestatario di container e un sussidio mensile che va da 350 a 650 euro). Chiedevano tutti una casa come “contropartita” per lasciare le baracche dopo oltre 30 anni, molte occupate anche abusivamente. Richiesta in parte legittima ma non esaudibile per tutti. E allora nessun margine di trattativa. Lo hanno dimostrato fin dal primo momento gli uomini della Squadra Mobile di Napoli, che dopo i primi avvertimenti verbali hanno sfondato la barricata eretta dal lato di viale dell’Europa Unita, mentre il fronte di via Campi Flegrei veniva presidiato dai carabinieri del Battaglione di Napoli. Un’azione di forza per lanciare un segnale forte anche per i prossimi giorni: da oggi infatti sono previsti ulteriori sgomberi, stamattina si riprende.

LO SGOMBERO – Ieri dopo aver occupato tutti gli ingressi, la polizia ha aperto i varchi ad operai e tecnici per le operazioni di smantellamento dei primi 5 manufatti. Appena portati via gli arredi, i containers sono stati murati in attesa delle demolizioni che arriveranno solo al termine dello sgombero totale del campo. Intanto per i 173 sfollati si sono aperte le porte del Palazzetto dello Sport di Monterusciello che è stato adibito a centro di prima accoglienza. Lì dovranno restare almeno una settimana. Poi ognuno per la propria strada: chi è assegnatario di un alloggio popolare dovrà attendere il proprio turno secondo graduatoria, beneficiando dell’aiuto economico previsto per un anno. Per gli altri invece solo il sussidio.

LE FOTO