Una veduta dall'alto dell'Anfiteatro Flavio

POZZUOLI – Quella che volge al termine può tranquillamente essere definita come una delle stagioni più nere dell’archeologia puteolana. Da un lato non si è trovata una soluzione per gli annosi problemi che affliggono molti siti archeologici cittadini; dall’altro, anche l’unico sito che funzionava a pieno ritmo è stato costretto a chiudere per diversi giorni.

I SOLITI PROBLEMI – I problemi annosi sono soprattutto rappresentati da Antonino Pio ed il Tempio di Serapide. L’uno è un sito preziosissimo ma abbandonato a se stesso e non visitabile; l’altro, il “macellum” di epoca romana che da anni deve subire l’onta dell melma che lo ricopre. Due perle della città di Pozzuoli che non sono valorizzati da chi di competenza. Per lo Stadio Antonino Pio mancano i fondi per garantirne l’apertura e la visibilità, restando così chiuso da alcuni anni. Mentre per il Tempio di Serapide non si riesce a risolvere il problema delle pompe idrovore. Le pompe che dovrebbero drenare l’acqua piovana e di irrigazione dei giardini funzionano a tratti e si ha così  che nei tempi di siccità  l’acqua si appantana regalando lo scenario che è sotto gli occhi di tutti.

Chiusi gli accessi al cantiere del Rione Terra

IL PERCORSO RIONE TERRA – Ai due simboli della città poi andrebbe aggiunto lo stallo in cui versano gli scavi del Rione Terra. Gli scavi sotto l’antica rocca si estendono nella parte non cantierizzate del più antico quartiere cittadino. Se il Comune riuscisse ad avere in consegna l’area in cui lavori terminati si potrebbe pensare alla riapertura del preziosissimo percorso sotterraneo. Più volte il Sindaco Figliolia ha espresso l’intenzione di richiedere la consegna dell’area non cantierizzata ma per ora le buone intenzione sono rimaste tali.

L’ANFITEATRO FLAVIO – In uno scenario già depresso di suo poi si è inserita la vicende Anfiteatro Flavio. Era il prologo di questa calda estate quando i turisti accorsi nei primi giorni di giugno vedevano chiusi i cancelli di quello che è per importanza il terzo anfiteatro romano d’Italia. Dopo lo scandalo e l’indignazione si è corso ai ripari, nessuno stanziamento pubblico ma è stata la società civile a metterci la classica “pezza a colore”, infatti grazie all’intervento di volontari si è potuta garantire l’apertura dell’unico sito veramente visitabile di Pozzuoli.

LA SOLUZIONE VOLONTARI – L’intervento dei volontari non è cosa nuova, infatti già nei mesi scorsi furono propri volontari a pulire parte della necropoli di via Celle e successivamente la “scuola dei flautisti”, azione simboliche che poi non hanno trovato la giusta sponda istitituzionale per dare continuità ai buoni risultati raggiunti. Anche guardando al di fuori di Pozzuoli pare che la strada delle associazioni, delle cooperative e dei piccoli proivati più in generale sia una strada percorribile per la difesa dei beni archeologici e culturali.

ANGELO GRECO