POZZUOLI – Non è mai facile la vita per chi ha in famiglia una persona diversamente abile. E se poi questa persona non è sufficientemente autonoma, allora le cose diventano più complicate, dal momento che si è costretti a spostarsi in carrozzina, affrontando la dura vita che c’è fuori. E questo lo sa molto bene Roberto. A sessantadue anni ormai non si è mai arreso per amor del figlio, Angelo, che da circa trent’anni è costretto su una sedia a rotelle, a causa di una terribile malattia congenita che limita i suoi movimenti portandogli problemi di deambulazione. Oggi Angelo di anni ne ha trentasei e ha dei genitori che gli vogliono un mondo di bene. E questa è la sua storia, fatta di disagi continui e di quotidiane esclusioni sociali, che raccontiamo attraverso gli occhi del padre – in un particolare episodio – che si definisce una sorta di “guerriero”, perché non demorde e porta avanti la sua battaglia.

IL RACCONTO – «Mio figlio ha 36 anni ed è costretto a spostarsi sulla sedia a rotelle da più di 30 anni per problemi di deambulazione. Ogni settimana ci rechiamo insieme al cimitero  e lì incontriamo uno dei tanti ostacoli della giornata. Una volta  arrivati al cimitero – racconta Roberto –  devo sempre chiedere se l’ascensore funziona per andare a trovare i nonni di mio figlio. Altrimenti non ci rimane che scendere le scale che portano nella cappella, perché non esiste alcuna pedana per chi si sposta con la carrozzina. A questo punto devo prendere mio figlio in braccio e lasciarglielo alla madre che lo regge, mentre io vado a prendere la sedia a rotelle per portala giù. E non finisce qui. Poi arriviamo alla cappella e  faccio la stessa operazione, perché  dobbiamo affrontare un’altra rampa di scale. E’ la storia si ripete, sia all’andata che ritorno, ogni volta che dobbiamo accompagnare mio figlio disabile al cimitero vescovile per andare a trovare i suoi cari nonni che riposano in pace». 

BARRIERE ARCHITETTONICHE – Ma quello del cimitero di Pozzuoli è soltanto uno delle tante “tappe” della giornata che mette a dura “prova” Angelo, che  deve affrontare questo e altro quando esce di casa per fare una passeggiata all’aria aperta, sempre accompagnato dal padre o dalla madre. Non di rado, infatti, le strade e i marciapiedi sono privi di apposite pedane per chi, come Angelo, si muove in carrozzina, o di altri servizi speciali per disabili, come ad esempio quelli igienico-sanitari nei bagni pubblici e privati, del tutto assenti. «Per la città si possono trovare tante barriere architettoniche e disservizi. E come sempre le ho fatto notare a chi di dovere, ma come al solito non le hanno prese in considerazione» continua il padre di Angelo, il quale, nonostante le sue segnalazioni agli organi competenti che non provvedono ad intervenire per porre rimedio, non si ferma davanti a nulla, a nessuno ostacolo che possa discriminare vergognosamente suo figlio, e quanti vivono nelle stesse condizioni, per il quale vorrebbe che vivesse come tutti gli altri, con le stesse possibilità, magari in una città più rispettosa.