La troupe RAI a lavoro presso la darsena

POZZUOLI – Il caso Tortora sbarca a Pozzuoli. “Dove eravamo rimasti”. Ricky Tognazzi, Simona Izzo, Bianca Guaccero, Enzo Decaro, al lavoro, sul set, a Pozzuoli. Il Porto di Pozzuoli è stato nuovamente preso d’assalto da una troupe di produzione. Tocca alla Darsena, stavolta. Nei pressi della chiesa della Assunta a mare. La casetta dei pescatori diventa la location di un set per una fiction. Qualche gatto/a di troppo, tuttavia, rallenta decisamente le operazioni. Ciak si gira, a Pozzuoli, insomma. Ci risiamo.

LO SCENARIO FLEGREO  non è stato scelto per un film comico come è accaduto mesi fa, ma per girare alcune scene di una fiction. Tra domenica e lunedì (ore cinque) si è mossa la macchina organizzativa. Pausa pranzo attorno alle 12 per riprendere alle 14, tra il gelo del pomeriggio puteolano, con la rocca cittadina (i Rione Terra) sullo sfondo. Ricky Tognazzi è il regista della fiction Rai sul Caso Tortora, con la sceneggiatura di Simona Izzo (la moglie).

Le riprese sulla Darsena

LA STORIA DI TORTORA – Dove eravamo rimasti, prendendo titolo proprio dalla prima frase detta da Tortora nel suo ritorno in Rai nella conduzione di Portobello, dopo essere stato il protagonista di un amaro reality show. Il Paese infatti venne invaso da vignette satiriche che lo sbeffeggiavano; l’Italia si divise tra colpevolisti e innocentisti. Solo Biagi in un articolo pose l’interrogativo: “e se fosse innocente?”. Bisognerà attendere il 15 settembre 1986, tre anni dopo il primo arresto per vedere Tortora assolto con formula piena dal processo di Appello. Il conduttore televisivo nel film per la tv di due puntate viene impersonato dallo stesso Tognazzi. No ci sono riferimenti geografici, a Pozzuoli, perché le scene girate sono ambientate nel leccese. Nel Salento, come testimonia un furgone retrò targato “LE”.

UNA SCENA CENTRALE – A Pozzuoli Tognazzi ha girato la scena dell’arresto di Giuseppe Puca. L’episodio centrale del caso Tortora. Era il giugno del 1983. Tortora fu accusato unicamente in base al ritrovamento dell’agendina di Giuseppe Puca detto O’Giappone, con su scritto a penna un nome che appare essere, all’inizio, quello di Tortora, con a fianco un numero di telefono; nome che, a una perizia calligrafica, risulterà non essere il suo, bensì quello di tale Tortona. Nemmeno il recapito telefonico risulterà appartenere al presentatore. All’alba del 17 giugno, all’hotel Plaza, in pieno centro a Roma, Tortora fu arrestato nell’ambito di un’operazione che portò a 400 arresti, tutti con l’accusa di “associazione a delinquere di stampo camorristico”. La vita del presentatore televisivo cambiò così, proprio dopo la cattura di Puca, pupillo di Cutolo che lo arruolò nella sua Nco (nuova camorra organizzata) tra i padiglioni di Poggioreale. Puca, peraltro, capo zona a Sant’Antimo, suo paese natale, poi morì il 7 febbraio del 1989 dopo un lunga sparatoria che culminò nell’atto finale di un crivellamento di colpi all’interno di un market alimentare nei pressi di Piazza della Repubblica, a Sant’Antimo. I processi che seguirono attribuirono al clan Verde di Sant’Antimo i mandanti ed esecutori dell’omicidio, dopo che, per la prima volta nella storia della camorra, la vedova del boss li aveva denunciati.

ANTONIO RUSSO
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LE FOTO(Foto Paola Visone)
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