POZZUOLI – “Ma la Foresta di Cuma è aperta?” chiedo ad uno dei 6 operai idraulico-forestali dipendenti della Regione Campania. “Si, dal lunedì al venerdì, solo la mattina”; “E come mai adesso il cancello è chiuso? domando ancora “Se ci chiamano lo apriamo, non c’è problema” risponde l’operaio, fermo nei pressi della stazione all’interno del parco “Mi scusi, ma se viene un turista che non vi conosce, come fa? E come mai, invece, ci sono tutti questi cavalli che entrano ed escono tranquillamente?” “Eh, lo so, che devo dirvi -risponde imbarazzato- hanno la chiave di un cancello. Questa è l’Italia”. Sono le 11 di mercoledì 5 dicembre e gli accessi alla Foresta di Cuma sono chiusi. In via Delle Colmate l’ingresso principale e “ufficiale” è off-limits, l’unico modo per entrare è infilarsi in uno spazio tra il cancello e le sterpaglie. Noi entriamo da un varco secondario, districandoci tra viuzze di campagna dissestate e la fitta vegetazione, attraverso un accesso che se non conosci e se non hai una 4×4 non potrai mai raggiungere.

SOLO CAVALLI – All’interno della Foresta il tempo sembra che si sia fermato al 1 marzo del 2017 quando i carabinieri sequestrarono una pista abusiva per cavalli lunga oltre mille metri. Lungo quel sentiero corrono avanti e indietro decine di cavalli. Ed il tempo si è fermato anche per un cartello dove c’è scritto “Foresta Regionale – Area Flegrea – Monte di Cuma”: è a terra, ai piedi di un palo, da quasi due anni. Nessuno lo ha mai alzato. Ma sono dettagli. Camminando tra le suggestive stradine della foresta tra la particolare vegetazione che si notano i segni del passaggio di cavalli e sulky, le carrozzine a due ruote dove siedono i fantini. Da queste parti sono passati anche i cavalli della camorra, quelli tanto cari ai clan Nuvoletta e Orlando tenuti in alcuni maneggi di Licola e zone limitrofe. Segni che diventano ancora più evidenti sulla spiaggia e sulle suggestive dune, una particolarità dell’ecosistema mai apprezzata nè valorizzata.

I PERMESSI – Da qualche tempo pare che i cavallari siano stati autorizzati ad entrare in determinate ore della giornata per far allenare i loro animali. Hanno le chiavi. E corrono proprio quando, in teoria, la foresta dovrebbe essere visitabile. Insomma, difficile immaginare una passeggiata di un gruppetto di bambini durante i passaggi veloci dei cavalli lungo i sentieri del parco. Paradossale. Proprio come la realtà che vivono i maneggi della zona, importanti indotti economici e lavorativi ma che, da sempre, vengono tenuti in una sorta di “terra di mezzo”, in una situazione di precarietà e di scarsa valorizzazione del settore. Ma torniamo alla Foresta. Salta all’occhio la mancanza dei cumuli di rifiuti sversati negli anni scorsi, unica nota positiva dopo una miriade di denunce. Uno specchietto per le allodole a fronte della gestione “casereccia” di un sito di importanza mondiale.