Luca Giaccio si esibisce in Bata de Cola al San Carlo di Napoli

POZZUOLI – E’ energia pura quando balla. Forza, coraggio, caparbietà, sono solo alcune doti di Luca Giaccio, ballerino puteolano, un vero talento della danza. Ha ballato con le maggiori étoile e solcato i più grandi teatri, ma non perde la sua umiltà e non dimentica le sue radici che rivendica con orgoglio. «Sono nato a Monterusciello, e qui che ho frequentato le scuole e a quattro anni mosso i primi passi nella palestra di mia madre. Ogni volta che torno nella mia terra – racconta – ne sono felice, dovunque vada la porto sempre con me». Classe 1989, Giaccio ora vive a Cuba e fa parte della compagnia del balletto nazionale dell’Havana, diretta da Alicia Alonso, ma è tornato a casa per esibirsi al Teatro San Carlo di Napoli, proprio lì dove aveva iniziato nel 1998. Il primo a notare il suo talento fu Anna Razzi, ex prima ballerina ed étoile alla Scala fino al 1985 e direttrice della scuola napoletana dal 1990, che lo prende sotto la sua ala protettrice, fidandosi di lui gli affida ruoli da protagonista.  E ora dopo tanti anni è stato invitato, dalla sua storica maestra, per esibirsi nel Massimo partenopeo in occasione della rassegna Autunno in Danza, il 26 e il 27 ottobre, alle ore 18, insieme ai neo allievi della Scuola di Ballo del teatro.

BATA AL SAN CARLO – In scena porta “Bata de Cola” coreografia di Aida Gomez, musica di Bach e costume disegnato da Armani e Roger Salas. «E’ un assolo di 6 minuti e mezzo di neoclassico spagnolo – dice Giaccio – indosso una gonna di un metro e mezzo realizzata da Armani per Joaquín Cortés, ballare con tanta sfotta addosso non è facile, ma il risultato è sorprendente. Ci vuole molta forza e concentrazione, la prima volta l’ho ballata a Miami, il pubblico ne era entusiasta». Non smette di emozionarsi ogni volta che sale su un palco: «Un attimo prima di muovere i passi ho l’adrenalina a mille, ho un fuoco dentro che brucia e che non aspetta altro che venir fuori. In scena mi sento realizzato, ogni ballo mi fa provare diverse e forti emozioni».

Giaccio con la sua maestra Alicia Alonso

UNA RICCA CARRIERA – Appena diplomato nel 2007 Luca viene invitato da Carla Fracci a far parte della compagnia del Teatro dell’Opera di Roma per ballare tutto il repertorio classico. Nello stesso anno appare nella copertina della rivista Danse di Parigi di Michel Odin e viene invitato in numerosi gala di balletto classico. Nel Gennaio 2011 entra a farte come Primo Ballerino nella compagnia di Comunidad de Madrid di Victor Iulliate. Il 4 settembre 2012 rientra a far parte del balletto del teatro dell’ Opera di Roma diretto da  Micha van Hoecke e danza nel Festival internazionale di Miami diretto da Pedro Pablo Peña con la prima ballerina del balletto di Los Angeles Monica Pelfrey. Un curriculum di tutto rispetto ma per Giaccio anche altro è importante: «I diplomi e i titoli non bastano, bisogna avere il coraggio di non mollare, se si cade bisogna rialzarsi con più grinta di prima. Fondamentale avere fiducia in se stessi e in ciò che si fa. Io sono fortunato, ho una famiglia alle spalle che mi appoggia e apprezza, e questo è per me motivo di orgoglio e forza per andare avanti».

NON SMETTE DI SOGNARE – Da buon puteolano è scaramantico quindi non svela sogni nel cassetto ma punta sempre in alto sicuro che ogni esperienza sia importante per migliorare e superare se stessi. «Il mio idolo è Paolo Bortoluzzi, un vero principe della danza che passava da un genere all’altro con grande scioltezza. Sono un ballerino versatile – conclude – credo che un artista debba saper fare tutto. Fino agli otto anni ho studiato solo ginnastica artistica maschile, percorsi di velocità accompagnati da un po’ di danza moderna per affinare il movimento, poi il vero ballo l’ho appreso con la Razzi al San Carlo. Ho imparato il neoclassico e il moderno con Victor Iulliate a Madrid, il classico con Carla Fracci a Roma e ora a Cuba con Alicia Alonso, è una grande artista. È una persona straordinaria, ha 95 anni ed è cieca ma lavorare con lei è fantastico, lo studio parte dalla testa, dal cuore, dal tatto e poi con il corpo».

VIOLETTA LUONGO

LE FOTO (di  Alessio Buccafusca)

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