Un momento della presentazione della nuova sezione psichiatrica del carcere

POZZUOLI –  Un mini ospedale nel carcere femminile di Pozzuoli. Una struttura che garantisce alle internate quel senso di sicurezza e protezione che dovrebbe essere cardine principale di ogni penitenziario. Dall’ottobre 2008 i servizi sanitari presso la Casa Circondariale puteolana sono in carico all’azienda Asl Napoli 2 Nord, alle 14 specializzazioni già presenti con l’equipe medica locale si è aggiunta oggi la sezione psichiatrica. Otto posti letto in un «ambiente intimo, libero da pregiudizi», come lo definisce la direttrice del carcere, Stella Scialpi, con presenza giornaliera di due psicologi e dello psichiatra e copertura h24 di unità infermieristiche. Le sale e i corridoi del presidio medico sono stati benedetti dal vescovo Gennaro Pascarella che si è soffermato a dare un po’ di conforto a qualche detenuta del reparto psichiatrico. «Più che i luoghi – ha detto il vescovo – vanno benedette le persone che ci abitano, gli ospiti e gli operatori che ogni giorno vivono momenti di disagio e difficoltà».

La testimonianza di una detenuta del penitenziario puteolano

LE DETENUTE SI SENTONO PROTETTE – Dalla prevenzione, alla cura al sostegno, le detenute sono visitate appena mettono piede nel penitenziario e prese in cura dai sanitari dell’Asl. Viene valutato il loro stato di salute, si definisce la terapia eventuale da seguire, spesso proprio in carcere scoprono di essere malate. Come è successo ad una donna, detenuta da due anni, la quale ha scoperto di essere diabetica: «Ho avuto vari problemi di salute, qui sono stata seguita con pazienza e gentilezza, ho ritrovato il valore della vita, ho avuto più calore e attenzione qui che fuori». Un clima di lavoro e cooperazione tra medici, pazienti e magistrati per migliorare le condizioni delle detenute. «Rispetto alle grosse realtà di Poggioreale e Secondigliano – sottolinea Antonio Cajafa, responsabile del presidio medico del carcere – mi reputo fortunato di lavorare in quella di Pozzuoli, il miglior ringraziamento è stato il commento di una detenuta che ci disse “per la prima volta nella mia vita c’è qualcuno che si prende cura di me”».

UNA EQUIPE SEMPRE PRONTA – I servizi della medicina penitenziaria sono coordinati da Cajafa, e assicurati da una equipe di 5 medici, 6 infermieri e diversi specialisti ambulatoriali nella varie branche, dalla ginecologia all’oncologia, alla cardiologia e oculistica, dall’odontoiatria alla radiologia e medicina legale. «Lo Stato deve garantire l’incolumità delle detenute sia da aggressioni esterne che da autolesioni – ha aggiunto Carmineantonio Esposito, presidente Tribunale di Sorveglianza di Napoli – ogni penitenziario dovrebbe assicurare alle internate di conservare e avere una buona salute, il passaggio dal Ministero della Giustizia alle Asl locali comporta non solo una riduzione dei costi evitando di trasferire i pazienti da una zona all’altra ma soprattutto immediatezza e velocità di intervento».

VIOLETTA LUONGO

LE FOTO di Angelo Greco