POZZUOLI – «Campeggio chiuso da un anno. Perché?» Con un manifesto gli ex dipendenti dell’azienda ‘Vulcano Solfatara’ esprimono il proprio malcontento e chiedono certezze per il futuro. A distanza di 12 mesi la struttura ricettiva di Pozzuoli resta, infatti, off-limits. I dipendenti hanno perso il posto di lavoro all’indomani del sequestro preventivo dell’area. I sigilli al campeggio sono scattati a seguito della tragedia della Solfatara dove mamma, papà e figlio hanno perso la vita. I tre componenti della famiglia Carrer sono stati inghiottiti da una voragine, il 12 settembre dello scorso anno, durante una visita culturale al Vulcano. «Non vogliamo entrare nel merito della drammatica vicenda; siamo sicuri che la magistratura farà le dovute indagini. Non capiamo, però, il motivo della chiusura del campeggio. Tutte le altre strutture ricettive, che insistono comunque nella zona rossa, sono ancora aperte», tuonano gli ex dipendenti dell’azienda, che rivolgono un appello alle autorità preposte.

Un camper con turisti stranieri costretto a fare marcia indietro per la chiusura del campeggio

I GAS SOTTO LA LENTE – «L’area è interessata da continui microsismi che, in un contesto normale, non sono di particolare rilevanza, ma nell’area del cratere del Vulcano Solfatara hanno importanza in quanto tutto la zona è oggetto di continui stress strutturali (micro-fratture), ai quali si aggiunge le circolazione del gas in pressione dal sottosuolo che modificano continuamente la morfologia della superficie e del primo sottosuolo. Quindi al rischio vulcanico e strutturale si aggiunge anche il rischio geomorfologico da correlare anche al rischio frane», scrive il pubblico ministero Anna Frasca nell’atto di accusa sulla morte del piccolo Lorenzo Carrer, 13enne, e dei suoi genitori. Il pm si basa sulle conclusioni dei professori Balestri e Boccia, incaricati dalla Procura di accertare le cause dell’apertura della voragine in cui è sprofondata la famiglia veneta. Sotto la lente i gas vulcanici definiti “infiammabili e letali se inalati”. Uno dei consulenti della Procura ha riscontrato un grado di inquinamento da gas nell’aria molto alto proprio nella zona che era aperta ai visitatori: il rischio – secondo il tecnico – di effetti gravi sulla salute è elevato quando il tempo di permanenza supera i 60 minuti.

LA RABBIA – Dal 26 ottobre dello scorso anno il campeggio Solfatara ha chiuso i battenti. E molte famiglie puteolane si sono ritrovate a fare i conti con il licenziamento di un parente. «Siamo la prova evidente che i gas non sono affatto nocivi. Abbiamo lavorato per anni ed anni nel campeggio senza riportare alcun tipo di effetto sulla nostra salute. Siamo anche pronti a sottoporci ad esami medici per dimostrarlo – contestano gli ex dipendenti -. Inoltre perché chiudere soltanto il campeggio e non tutte le strutture che insistono in zona? In via Antiniana abbondano strutture ricettive immerse nelle fumarole e nelle buche con gas e vapori. Se si stanno tutelando vite umane, allora bisogna procedere con coerenza». Enza Testa, Mauro Stanzione, Giuseppe Frascogna, Lucia Conte, Giuseppe Ioffredo, Gennaro Di Bonito, Fabio ed Ugo Pisano sono solo una parte delle persone che, da un giorno all’altro, si sono ritrovate senza lavoro.