POZZUOLI – E’ in attesa che il Tribunale del Riesame si pronunci sulla richiesta di annullamento della misura cautelare nei suoi confronti il boss di Pozzuoli, Gennaro Longobardi, arrestato lo scorso 6 aprile. Il 61enne, storico capoclan, è rinchiuso nel carcere di Secondigliano insieme al genero Gennaro Amirante, 38 anni, detto “Gennarino scimità”, suo braccio destro. I due sono stati arrestati in seguito a un decreto di fermo emesso dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli per estorsione aggravata da finalità mafiose ai danni del titolare di un noto ristorante di Pozzuoli. Entrambi, attraverso i propri legali, hanno chiesto l’annullamento della misura cautelare nei loro confronti.

L’ESTORSIONE – Un pizzo da 1.500 euro mensili che il boss aveva pensato di “convertire” trasformandolo nell’acquisto-obbligato dei frutti di mare venduti da Amirante, ma eccessivo per le esigenze del ristorante e a prezzi molto più alti di quelli di mercato. Poi la denuncia ai carabinieri e l’avvio delle indagini culminate col doppio arresto. Su Gennaro Longobardi, che dopo la scarcerazione (avvenuta nel maggio del 2016) era sorvegliato speciale, pende una condanna in primo grado a 14 anni di carcere per estorsione aggravata dal metodo mafioso insieme all’altro boss detenuto Gaetano Beneduce.