di Alessandro Napolitano

L'arresto di Salvatore Pagliuca
L’arresto di Salvatore Pagliuca

POZZUOLI – Un sistema ben oliato, dove ognuno ha un ruolo ben definito. E che soprattutto risale ad anni fa, quando il clan Longobardi-Beneduce era ben strutturato. Con capi e gregari “precisi”, perfettamente identificabili con nomi e cognomi. Quello dei parcheggiatori abusivi è stato da sempre un affare sul quale la camorra locale ha messo le mani. Impossibile “lavorare” senza dover ricevere l’autorizzazione da parte degli uomini del clan.

SISTEMA SVELATO DAI PENTITI – A svelarlo per la prima volta fu il collaboratore di giustizia Francesco De Felice, durante alcuni interrogatori del 2009. Dunque prima del blitz del 24 giugno dell’anno successivo al termine del quale finirono in cella decine di affiliati ai Longobardi-Beneduce. Secondo il pentito alcuni parcheggiatori di Pozzuoli sarebbero «vicini e comunque imparentati con Partorina Arcone», la moglie del boss Salvatore Pagliuca, condannato a 20 anni di carcere e considerato il braccio destro di Gennaro Longobardi, in carcere dal 2002. De Felice ha raccontato, poi, come in zone ben precise della città, a fare i parcheggiatori c’erano uomini che per poter lavorare dovevano versare «100 euro a settimana a Salvatore Pagliuca, per essere autorizzato a fare il parcheggiatore lì». Il luogo era via Campana, nei pressi degli uffici dell’Inps.

100 EURO PER POTER LAVORARE – Per De Felice due pezzi da 90 del clan, inoltre, avrebbero «messo presso tali parcheggi persone di loro fiducia». Ed ancora, facendo il nome di un altro affiliato, il quale «era l’effettivo destinatario dei 100 euro per conto del Pagliuca Salvatore». Che quella dei parcheggiatori abusivi fosse un’attività storicamente in mano alla camorra lo si deduce dai racconti di un altro pentito, Antonio Perrotta che già nel 2002 spiegava come un uomo del clan «faceva il parcheggiatore all’interno del mercato ittico». Questi «pagava una quota dei suoi introiti» ad un affiliato e «qualche volta, dava anche a me circa un milione a settimana e qualche volta anche due».Un sistema svelato già da anni dai collaboratori di giustizia, dunque. E sul quale ora indagano nuovamente i carabinieri. Nonostante gli equilibri all’interno del clan siano radicalmente cambiati rispetto a pochi anni fa, quindi, ci sarebbero ancora voci nel bilancio dell’organizzazione criminale che fanno riferimento all’attività di abusivo della sosta.