POZZUOLI – Anche quest’anno Goletta Verde ha svolto il consueto monitoraggio lungo le coste campane. I punti di studio sono sempre le foci di canali, fiumi e torrenti che continuano, purtroppo, a riversare in mare scarichi non adeguatamente depurati. In ben 20 dei 31 siti oggetto d’indagine sono stati registrati valori di carica batterica elevata. Un dato in peggioramento rispetto all’anno scorso. La foce del canale di Licola, in località Licola Mare – Pozzuoli, “vanta” un record assoluto: per il nono anno consecutivo il giudizio di Legambiente è di “fortemente inquinato”. Il triste primato è condiviso con altre cinque località: foce del fiume Irno a Salerno, del Torrente Savone a Mondragone, del torrente Asa a Pontecagnano, del fiume Sarno, e dei Regi Lagni a Castel Volturno.

LA FOCE DI LICOLA – Il campionamento è stato effettuato il 25 Giugno scorso a ridosso della foce, nella quale confluiscono gli Alvei Camaldoli e Quarto, normalmente asciutti in assenza di piogge, e il canale Abbruzzese. Un dato che non fa altro che confermare quelli ufficiali dell’Arpac, in virtù dei quali anche quest’anno vige un divieto di balneazione sui tratti di litorale immediatamente adiacenti. Insomma, si tratta di una realtà tristemente nota a tutti, Istituzioni comprese, alla quale non si riesce a mettere la parola fine nonostante gli esposti alla Procura della Repubblica, le proteste di comitati e associazioni locali, segnalazioni sui social, convegni, tavole rotonde, ecc.
Diversi sono stati gli impegni presi e poi disattesi con il classico rimpallo di responsabilità. Ancora oggi non si riesce ad avere un quadro chiaro delle cause, si parla genericamente di scarichi inquinanti abusivi, ma manca una mappatura ufficiale degli stessi. Ricordiamo che i canali in questione sono gestiti dal Consorzio Generale di Bonifica del Bacino Inferiore del Volturno attualmente commissariato dalla Regione Campania.

EMERGENZA AMBIENTALE – In Campania «la maladepurazione è un’emergenza ambientale che va affrontata con urgenza, visto tra l’altro che siamo stati anche condannati a pagare all’Ue una multa da 25 milioni di euro, più 30 milioni ogni sei mesi finché non ci metteremo in regola. Soldi che avremmo potuto spendere più utilmente per aprire nuovi cantieri per la depurazione e realizzare sistemi efficienti e moderni, creando nuovi posti di lavoro» – ha sottolineato Davide Sabbadin, portavoce di Goletta Verde. Legambiente ricorda che «le sorti dei servizi idrici e con essi della depurazione sono una prerogativa degli amministratori comunali campani, che sono titolati a decidere riuniti nell’Ente Idrico Campano (EIC), organismo fondamentale ma che purtroppo a quasi tre anni dall’istituzione non risulta di fatto ancora operativo. Un duro monito va dunque a tutti gli amministratori comunali, affinché operino finalmente con responsabilità nell’assicurare il governo, l’indirizzo e il controllo, dei servizi idrici con la pianificazione e programmazione dei servizi, l’individuazione ed il controllo dei gestori, la regolazione delle tariffe».
Non va meglio, infine, sul fronte dell’informazione ai cittadini. La cartellonistica informativa, obbligatoria da anni per i comuni e che dovrebbe avere la funzione di divulgare al pubblico la classe di qualità del mare, è praticamente assente: i tecnici di Goletta Verde che hanno avvistato in Campania soltanto un cartello rispetto ai 31 punti analizzati (alla foce del fiume Picentino, punto dove insisteva anche il cartello di divieto di balneazione). A questa già complessa situazione si aggiunge, inoltre, anche il degrado e la presenza di rifiuti – da plastica a materiali ingombranti – riscontrati in oltre il 90% dei punti monitorati lungo la costa campana.