POZZUOLI – Un risarcimento atteso da ben trent’anni, da quando gli operai buttarono giù la loro casa oramai pericolante a seguito del bradisismo. E’ quello atteso da due sorelle di Pozzuoli, alle quali nel 1988 fu abbattuta l’abitazione. In corso c’era un piano strategico riguardante il centro storico che prevedeva, appunto, abbattimenti  per gli stabili non più sicuri.

INDENNIZZO O TRASFERIMENTO A MONTERUSCIELLO –  Agli inquilini costretti ad andar via veniva proposta una scelta: andare a vivere a Monterusciello oppure ricevere un indennizzo in denaro. Nonostante la loro abitazione fosse stata demolita, al padre delle due sorelle – nel frattempo deceduto – non venne riconosciuto alcun diritto. Iniziò così un lunghissima vicenda giudiziaria, una battaglia su più terreni. Dal Tribunale di Napoli, al Tar e persino in Corte di Cassazione. Il primo rigetto della domanda di risarcimento arrivò nel 1995, poi nel 2006 il giudizio si spostò dal fronte civile a quello amministrativo. Un vero e proprio ping-pong  che sembrava essere terminati nel 2015, quando il Tar della Campania riconobbe il diritto al risarcimento (poco più di 80mila euro) cifra che avrebbe dovuto sborsare il solo Comune di Pozzuoli.

CONDANNATA LA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO – Contro quella decisione, via Tito Livio ha poi fatto ricorso al Consiglio di Stato, che ha appena sentenziato: a dover pagare le due eredi non sarà l’ente locale, bensì la Presidenza del Consiglio dei Ministri. Ad essere ritoccate, infine, anche le somme da pagare, compresi interessi e spese di giudizio.