Gennaro Longobardi

POZZUOLI – Appena undici mesi di libertà, prima di finire nuovamente in carcere. Nonostante la breve “pausa”, Gennaro Longobardi avrebbe continuato ad agire nel malaffare nel campo che rappresenta per il clan una delle voci principali: quello delle estorsioni. Ed ancora una volta c’è di messo il prodotto più noto di Pozzuoli, il pesce. Così come era accaduto nel 2003, quando il boss finì in cella assieme ad altre decine di affiliati per le estorsioni al mercato ittico, ancora una volta c’è di mezzo ciò che offre il mare.

IL “BATTESIMO” 35 ANNI FA – Ne ha fatta di strada Gennaro Longobardi, almeno stando a quanto tempo fa dichiarò il boss dei casalesi Carmine Schiavone. Secondo il quale, il boss di Pozzuoli avrebbe ricevuto il “battesimo” di camorrista addirittura nel 1983. A fargli da padrino Antonio Bardellino, altro pezzo da 90 dei casalesi.

Gaetano Beneduce

VIA IL VECCHIO CLAN, INIZIA L’ASCESA – Ma la sua casa naturale era ovviamente Pozzuoli dove però, fino al 1997, a dettare legge c’erano altri due boss: Domenico Sebastiano e Raffaele Bellofiore. Entrambi finiranno per essere ammazzati nel 1997 nel rione Toiano, trucidati da una commando formato da più uomini. E’ da qui che inizia la vera e propria ascesa di Gennaro Longobardi, assieme a Gaetano Beneduce.

L’arresto di Salvatore Pagliuca

LA SPACCATURA – Un clan inizialmente molto unito, ma che poi sarebbe andato incontro ad una profonda spaccatura. Ad alimentarle, anche l’alternanza di detenzioni, latitanze e periodi di libertà tra i due capi che di volta in volta facevano oscillare l’ago del potere da una parte all’altra. Le spaccature interne vengono contrassegnate anche da omicidi, gambizzazioni e continui “trasferimenti” degli affiliati da un gruppo all’altro.

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ARRESTI E CONDANNE – Arrivano poi le prime batoste giudiziarie. La prima 14 anni fa, quando in carcere ci finisce Gennaro Longobardi. Poi nel giugno del 2010 con l’arresto di Beneduce divenuto nel frattempo una primula rossa. Longobardi non si arrende e dal carcere avrebbe continuato a dettare le regole. Sul territorio avrebbe beneficiato della presenza della famiglia Pagliuca grazie alla quale avrebbe anche stretto un’alleanza con i Sarno.

CONTINUE RINASCITE – Tra carcerazioni e pesanti condanne, il clan cerca di riorganizzarsi. Ma nel novembre scorso arriva un altro blitz che sottolinea ancora una volta quanto il clan avesse la capacità di rinascere dalle ceneri. A gestire il malaffare, secondo l’Antimafia, i nipoti di Beneduce, tra i pochi “big” rimasti in libertà. Nella stessa inchiesta finisce anche Nicola Palumbo, a capo dell’ala quartese dei Longobardi-Beneduce denominata “Quelli del Bivio”.

FINE DI UN’EPOCA? – Più generazioni, dunque, al momento spazzate via dal panorama criminale flegreo. E questa volta potrebbe essere stato davvero scritto l’ultimo capitolo di una saga iniziata negli anni ’80.