POZZUOLI – Dopo una maratona in consiglio comunale durata dodici ore tre sono le certezze: Figliolia ha perso la sua maggioranza; la frattura con gli otto “girati” diventa sempre più insanabile; Sandro Cossiga, consigliere di opposizione, è pronto a fare il “salto della quaglia”. Sullo sfondo c’è il bilancio di previsione che è stato approvato solo grazie a un regolamento che non prevede come esito di voto la maggioranza assoluta bensì quella relativa dei presenti, cosa che in altri comuni avrebbe provocato la bocciatura del bilancio. Pertanto con 12 favorevoli (Amirante, Pennacchio, Del Vaglio, Daniele, Pastore, Maione, Pafundi, Scotto di Minico, Cutolo, Fenocchio, Tozzi e lo stesso Figliolia) 8 astenuti (Manzoni, Testa, D’Orsi, Amato, Sebastiano, De Simone, Caiazzo, Cossiga), 4 contrari (Caso, Critelli, Postiglione, Giacobbe) e un assente al momento del voto (Villani), Figliolia ha portato a casa un risultato che tiene in piede la sua amministrazione ma che certifica una chiara sfiducia politica. In ultimo, a gettare ulteriore benzina sul fuoco, ci ha pensato la consigliera del gruppo misto ed ex “verde” Lydia De Simone che ha rimesso la delega alle politiche sociali a causa dell’ormai solito “scarso coinvolgimento” (Pafundi docet).

DIFFICOLTA’ – Un copione già visto durante la scorsa consiliatura e che pone seri interrogativi sulla capacità di gestione di una tanto ampia e variegata maggioranza e sul futuro della consiliatura, nonostante l’approvazione di tre importanti atti quali il DUP, il Piano Triennale delle Opere e il Bilancio di previsione finanziario. Da Figliolia ora potrebbe partire un tentativo di spaccare il fronte degli 8 girati, consolidare un rapporto di fiducia con una parte di essi e ridisegnare una nuova maggioranza premiando proprio quel Sandro Cossiga, fino a 10 mesi fa grande accusatore del primo cittadino.

DIMISSIONI – Infine l’opposizione, attraverso i due consiglieri del Movimento 5 stelle, Caso e Critelli, e il consigliere di “Pozzuoli Ora!”, Postiglione, ha chiesto al sindaco di prendere atto delle difficoltà e di rassegnare le dimissioni.

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