POZZUOLI – A quella che è oramai un’infinita saga tra Comune e proprietari dell’ex Vicienzo a mare, si aggiunge una nuova pagina. Il Consiglio di Stato, infatti, ha concesso una proroga di 90 giorni alla direzione della Campania dell’agenzia del Demanio per terminare i controlli sulla documentazione riguardante la struttura incompiuta che dal 1982 campeggia sul lungomare Sandro Pertini.

LE CONTESTAZIONI – L’organo regionale era stato nominato lo scorso febbraio per cercare di fare luce sulla corrispondenza tra l’opera realizzata e quanto previsto dalla concessione edilizia rilasciata 36 anni fa. Tutto verte principalmente su due aspetti. Il primo riguarda una presunta difformità dal progetto iniziale del manufatto, in particolare per quanto concerne il piano terra. I proprietari sostengono si tratti di una sorta di camera di sicurezza per preservare l’intera struttura dall’umidità e dall’azione del mare nonché dal bradisismo e destinato a non essere “calpestabile”. Secondo il Comune, però, si tratterebbe invece di un aumento volumetrico non autorizzato. Il secondo aspetto si concentra su una presunta mancata conclusione del procedimento burocratico per ciò che riguarda l’autorizzazione paesaggistica rilasciata da un organo in quel momento non competente: tutto ciò in quanto, proprio in quei giorni, una legge dello Stato aveva modificato alcuni aspetti in materia urbanistica, prevedendo che ad occuparsene non fossero più gli organi regionali bensì i sindaci.

UNA STORIA LUNGA 36 ANNI – Per anni la vicenda è rimasta pressoché silente, fino al 2016, quando via Tito Livio ha emanato un ordine di demolizione. Ne è nata una vera e propria battaglia giudiziaria, con più pronunciamenti del Tar e del Consiglio di Stato. L’ultimo episodio, come detto, oltre tre mesi fa quando è stata disposta una “verificazione” da affidare all’agenzia del Demanio. Quest’ultima, però, ha dovuto fare i conti con la «difficoltà di reperimento del materiale documentale utile anche a causa della notevole risalenza nel tempo dei fatti più antichi». Risultato: ancora 90 giorni per dipanare la matassa. Una briciola di tempo se confrontati agli oltre 36 anni di “vita” della struttura una volta meta di personaggi del cinema e scelto dai registi come incantevole set naturale.