POZZUOLI – Sembra non dover mai finire la vicenda dell’ex Vicienzo a mare, lo scheletro di cemento che campeggia sul lungo mare Sandro Pertini da oltre 35 anni. Una nuova pagina dell’infinita storia è stata scritta dal Consiglio di Stato, chiamato per la seconda volta a decidere sull’abbattimento o meno del manufatto. Dettagliatissima la documentazione presentata dai legali dei proprietari della struttura ed inviata a Palazzo Spada.

LE CONTESTAZIONI – Due i punti principali sulla quale si dibatte: il primo riguarda la presunta difformità di quanto realizzato rispetto al progetto assentito con l’allora licenza edilizia risalente al 1982. Secondo il Comune – che nell’agosto del 2016 ha ordinato la demolizione dell’opera – sarebbe stato realizzato un aumento volumetrico, in particolare al piano terra. Per i proprietari, però, quella “parte” sarebbe soltanto utile a preservare l’intera struttura dall’umidità e dalle “minacce” del bradisismo. L’altro punto riguarda l’autorizzazione paesaggistica. Secondo via Tito Livio non sarebbe stata ultimata in quanto “avallata” da un organo in quel momento non competente: la Regione e non il sindaco in carica. Questo perché pochi giorni prima era stata approvata una legge che prevedeva lo spostamento dei poteri in materia urbanistica e paesaggistica ai primi cittadini e non più agli enti regionali.

L’ULTIMA DECISIONE – Il Consiglio di Stato ha deciso che ad intervenire sarà la Direzione regionale della Campania dell’Agenzia del demanio. Ad essa il compito della così detta “verificazione” e cioè di provvedere ad esaminare gli atti, effettuare sopralluoghi ed altro. Il tutto per cercare di fare luce e poter quindi prendere una decisione definitiva sul futuro della struttura, nata dalle ceneri dell’ex ristorante una volta meta di gente dello spettacolo e grandi nomi della settima arte.