POZZUOLI – Senza armi ma con 60 grammi di droga in casa. Così è stato trovato al momento dell’arresto Carlo Avallone, il 30enne “boss fantasma” al momento dell’irruzione dei reparti speciali del G.I.S. dei carabinieri. Di armi (mitra, pistole e fucili) utilizzate nei mesi scorsi per stese, gambizzazioni e raid tra Licola e Monterusciello al momento non ci sarebbe nessuna traccia. Episodi -secondo l’Antimafia- di cui si sarebbe reso protagonista l’ex sorvegliato speciale a capo di un gruppo criminale formato da giovanissimi. Carlo Avallone è stato stanato all’alba del 24 dicembre in una villetta a Pescopagano, dove si era rifugiato insieme al fedelissimo Vincenzo Viola, in seguito a un decreto di fermo per tentato omicidio, tentata estorsione, detenzione e porto illegali di armi e altro con l’aggravante della modalità mafiosa.

LA SCALATA – Dopo l’arresto del boss Gennaro Longobardi il 30enne aveva iniziato la scalata e dichiarando guerra ai reduci del clan. Mesi di guerra unilaterale per il controllo dei business della droga e delle estorsioni nei quartieri della camorra flegrea. Spari contro una sala scommesse, un supermercato e un autolavaggio, due spacciatori gambizzati, stese, raid e minacce in numerose attività commerciali fino alla clamorosa irruzione all’interno del mercato ittico all’ingrosso di Pozzuoli. Una lunga scia di episodi che -stando alle indagini degli investigatori- sarebbero imputabili al cane sciolto della camorra che non ha mai militato in un clan.