POZZUOLI – Inizierà il prossimo 30 novembre il processo a carico dei quattro imputati accusati di concorso nell’omicidio premeditato di Michele Iacuaniello e Gennaro Di Bonito, trucidati a Quarto la mattina del 26 giugno del 2008. Alla sbarra Salvatore Pagliuca, Luca Palumbo, Mario Morgese e Antonio Bevilacqua, i primi due appartenenti al clan Longobardi-Beneduce e gli altri ai Sarno di Ponticelli con i quali Pagliuca aveva stretto un’alleanza.

L’OMICIDIO NEL 2008 – L’udienza è stata fissata dal Gip Valentina Manzo, su richiesta del pubblico ministero antimafia Gloria Sanseverino. Nel processo il Comune di Pozzuoli si è costituito parte civile. Dopo oltre dieci anni, dunque, quello che sembrava destinato a diventare un “cold case” avrà invece la sua verità giudiziaria. Secondo quanto ricostruito dall’accusa, anche grazie alle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia, il duplice omicidio venne ideato da Pagliuca, all’epoca braccio destro del boss Gennaro Longobardi, per imporre il predominio sulla fazione opposta, quella facente capo a Gaetano Beneduce a cui appartenevano le vittime. Prima dell’azione di fuoco – messa in atto con l’utilizzo di una mitraglietta da guerra Uzi – Iacuaniello e Di Bonito avrebbero sparato contro l’ex rimessaggio della famiglia Pagliuca, vera e propria base operativa del clan.

LA “TRAPPOLA” – Secondo il racconto di un pentito, quella doveva essere una trappola per i longobardiani i quali, per rispondere all’agguato, avrebbero dovuto lasciare il loro quartier generale e cioè il rione Toiano, per raggiungere Monterusciello, in cui imperavano gli affiliati al gruppo opposto. Inoltre, pare che durante l’azione di Iacuaniello e Di Bonito, Salvatore Pagliuca avesse in braccio il proprio nipote di pochi mesi. Da qui la vendetta ed il duplice assassinio, mentre le due vittime designate si trovavano in sella ad uno scooter sulla strada statale 7 quater bis.