Due dei cinque disoccupati durante la protesta

POZZUOLI –  La disperazione, la mancanza di un lavoro, di uno stipendio che possa permettergli di sopravvivere insieme alle mogli e ai figli li ha spinti a minacciare il suicidio. Così sono saliti su un banchetto al piano terra della palazzina che ospita gli uffici del Sindaco di Pozzuoli e legandosi le sciarpe al collo da una parte e ad una grata dall’altra, hanno minacciato di impiccarsi. L’episodio si è verificato nel pomeriggio di lunedì. Erano in cinque, il più grande aveva al massimo una quarantina d’anni. Tutti uomini perbene, padri di famiglia, cresciuti nei quartieri più a rischio di Pozzuoli ma sempre lavoratori onesti. Solo il buon senso, l’intervento dei carabinieri e la mediazione del Sindaco di Pozzuoli Vincenzo Figliolia che li ha ricevuti  nel suo ufficio ha evitato che la situazione degenerasse.

LA DISPERAZIONE –  “Siamo disoccupati, chiediamo un lavoro dignitoso che possa darci la possibilità di sopravvivere, di dar da mangiare ai nostri figlie e alle nostri mogli” era il grido d’aiuto che i cinque che dopo un’iniziale momento di agitazione, sono stati convinti a desistere e a scendere da quel banchetto. La situazione comunque è stata sempre tenuta sotto controllo dai militari giunti sul posto e dagli agenti della Municipale.  Solo intorno alle 19, dopo aver ottenuto un incontro con il Primo Cittadino, i cinque hanno lasciato la palazzina accompagnati dai carabinieri.

LA REAZIONE DEL SINDACO –  «E’ una mortificazione dover assistere a questi episodi. Da parte nostra stiamo lavorando per creare opportunità di lavoro  – ha detto subito dopo il Sindaco Vincenzo Figliolia – purtroppo il momento è estremamente critico. Opportunità potrebbero arrivare dai progetti come Più Europa che stiamo cercando di far partire il prima possibile. Queste sono storie che ormai si presentano quotidianamente. Il comune purtroppo dopo la chiusura dei poli industriali oggi con oltre mille e cento dipendenti e con i tagli del Governo centrale è paradossalmente diventata la prima e unica industria della città».

GENNARO DEL GIUDICE

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