POZZUOLI – Oggi la pista realizzata all’interno della Foresta di Cuma, ieri i sentieri ricavati tra il verde dell’oasi naturalistica protetta e le corse tra le suggestive dune di sabbia e l’arenile. Non c’è pace in questo angolo di verde tra Licola e Cuma, da anni tartassato da alcuni dei cosiddetti “cavallari” che portano gli animali a scorrazzare nelle zone protette. Poi gli interessi dei clan della camorra, negli anni protagonisti tra corse clandestine e sversamenti di rifiuti e veleni. Una terra di nessuno dove qualcuno ha sfidato la legalità con le ruspe, radendo al suolo decine di ettari di terreno per realizzare una pista clandestina di mille metri dove far allenare e correre i cavalli.

ANARCHIA – Tempo fa da queste parti furono trovate, abbandonate tra le specie protette di piante, sacche per lavaggi e resti di medicinali somministrati ai cavalli, insieme ai rifiuti di ogni genere che quotidianamente vengono sversati. Nel frattempo la posizione di R.G., 50 anni, direttore della Foresta di Cuma è al vaglio della Magistratura dopo il blitz congiunto da parte dei carabinieri della stazione di Licola (diretti dal maresciallo Antonio Spiridone) e dagli uomini della Forestale (diretti dal comandante Francesco Luise): dovrà spiegare agli inquirenti come sia stato possibile spianare mille metri lineari di terreno con ruspe e bobcat, magari in pieno giorno, in un SIC (sito di interesse comunitario).

LA DISTRUZIONE – Intanto prosegue la distruzione della macchia mediterranea. Cavalli e calessi non possono calpestare nè il terreno della foresta di Cuma nè la sabbia della spiaggia perchè ad ogni passaggio i danni provocati sono irreversibili. Da qui l’appello dei Verdi con il consigliere regionale Francesco Borrelli che ha chiesto “un tavolo interistituzionale che metta insieme Comuni, Città metropolitana e Regione per trovare la strada da seguire per tutelare e valorizzare la foresta di Cuma ed evitare che continui a essere un’area ostaggio della camorra come dimostra il sequestro della pista clandestina”